domenica 8 dicembre 2013

FMDM - un libro fatto da tanti cuori

Cuori da Venere,
gruppo nato su Facebook nel 2012
presenta il libro

Fatti mangiare dalla mamma

a cura di Rosamaria Caputi
 

Dedicato a Fabrizio Pittalis
 
L’obiettivo comune è di devolvere tutto il ricavato all’Ospedale Pediatrico Oncologico Santa Chiara di Pisa, dove Fabrizio è stato curato, rappresentato dall’associazione A.G.B.A.L.T.
Fatti mangiare dalla mamma è un libro corale. Nell’estate del 2012 lanciamo un’iniziativa su facebook per Fabrizio Pittalis, poeta e scrittore di Porto Torres, un gruppo come tanti sul social, Cuori da Venere, il pianeta dove lui si è trasferito nel 2007 a causa di un tumore-sarcoma di Ewing. Hanno aderito tantissime persone, tra loro sconosciute ma unite dal comune obiettivo di ricordare che un poeta-scrittore è sempre in vita. Da un’idea all’altra, si è arrivati alla stesura di questo libro. È un libro fatto con le ricette date dalle mamme, ricette della tradizione o anche semplice frutto della loro creatività, quelle dei loro quaderni, quelle che i figli ricordano. Ma non solo. Accanto alle dosi e al procedimento, ai consigli nutrizionali di Monia Farina e a quelli su come impiattare di Roberta Scarazzato, accanto ai vini consigliati da Tommaso Sussarello, abbiamo infatti voluto inserire brevi narrazioni, episodi che raccontano i momenti in cui veniva preparata la ricetta, o storie inventate, nostalgiche, divertenti, alcune surreali, scritte da Rita Bonomo, Maria Grazia D’Avino, Rosamaria Caputi, Silvia Longo e Luca Palli Branchi. Fatti mangiare dalla mamma è un libro che gioca: c’è il capitolo della fi-glia che insegna le ricette alla mamma, il capitolo su come cucinarla, la mamma, opera di quattro poeti/scrittori, Paola Silvia Dolci, Mauro Mazzetti, Silvia Molesini e Ianus Pravo; ci sono i piatti di chi ha scelto di fare da mamma ai gatti. Tutte le ricette hanno anche un segno zodiacale che le caratterizza coi consigli astrologici di Maria Grazia D’Avino. È un libro che parla del legame mamma-figlio, del loro relazionarsi attraverso il cibo, nella postfazione di Ninfa Delicato. Nerina Garofalo ha messo in evidenza i film che dicono di questa relazione, selezionando attentamente una serie di link. Fatti mangiare dalla mamma è un libro illustrato, non fotografico. Abbiamo scelto di giocare attraverso il disegno ironico e sottile di Michaela D’Astuto che va oltre l’esposizione visiva della ricetta. In nota le traduzioni in inglese delle ricette di Silvia Ghiretti, Jacque-line Cornelius, Daniela Conti. Ivana De Gasperis e Alberto Capelli. La struttura del libro dal punto di vista della impaginazione e della grafica, diverse dal ricettario tradizionale, è stata curata da Luigi Romolo Carrino e Lara Arvasi.
 
Qui di seguito il link del Trailer ufficiale del libro realizzato da Salvatore Pietro Anastasio

Ordinabile su ilmiolibro.it, il circuito Feltrinelli e in tutte le librerie Feltrinellihttp://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1042176http://www.lafeltrinelli.it/products/9788891063151/Fatti_mangiare_dalla_mamma.htmlUfficio Stampa Patrizia Bertelli
Contatti  rm.caputi@gmail.compatrizia.bertelli@live.itPartecipantiKatya Alì, Lara Arvasi, Mino Balduzzi, Patrizia Bertelli, Clara Bocchi, Alessia Bodoyra, Alessandra Borghi, Alberto Capelli, Rosamaria Caputi, Cavaretta, Franco Casa, Vittoria Cavallaro, Bianca Cecchini C.,Rosy Ceraolo, Daniela Conti, Mirella Ciprea Crapanzano, Jacqueline Cornelius, Roberto Costantini, Carla Crisante, Michaela D'Astuto, Maria Grazia D’Avino, Ivana De Gasperis, Ninfa Delicato, Paola Silvia Dolci, Frankie Fancello, Gisello Frigazzi, Nerina Garofalo, Barbara Giuliani, Luce Isoldi, Ivana Lambri, Irene Ester Leuci, Silvia Longo, Mauro Mazzetti, Isabella Matera, Max Mendi, Silvia Molesini, Graziana Napoli, Sascha Napolitano, Maria Estella Ometto, Luca Palli Branchi, Fabrizio Pittalis, Gigi Pittalis, Maria Letizia Politi, Ianus Pravo, Gianni Elia Sale, Camillo Sanguedolce, Roberta Scarazzato, Giorgio Stefanutti, Ludovico Strambozzi Berenice Sussarello, Antonella Taravella, Antonietta Tiberia, Tonino Vaan

giovedì 21 novembre 2013


Fatti mangiare dalla mamma: l'unica e la prima
Graphic Novel di cucina
 
* L'otto dicembre sulle vostre tavole *
 
Il ricavato delle vendite verrà devoluto all’ospedale pediatrico oncologico Santa Chiara di Pisa
 
 
Graphic Michaela D'Astuto
 
 
 

giovedì 31 ottobre 2013

L'altro

 
 Piú profonde ferite che a me
inflisse a te il tacere,
piú grandi stelle
ti irretiscono nella loro insidia di sguardi,
piú bianca cenere
giace sulla parola cui hai creduto.

 
Paul Celan

da Conseguito silenzio, Einaudi, 1998, traduzione   Michele Ranchetti
 


 



domenica 27 ottobre 2013

just a perfect day

 

 Lewis Allan Reed (Brooklyn, 2 marzo 1942 – Long Island, 27 ottobre 2013)
 
 
 
 
 



sabato 26 ottobre 2013

Le leggi fondamentali della stupidità umana

ph A. Bober

  • Prima Legge Fondamentale: Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  • Seconda Legge Fondamentale: La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
  • Terza (ed aurea) Legge Fondamentale: Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.
  • Quarta Legge Fondamentale: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
  • Quinta Legge Fondamentale: La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
  • Corollario: Lo stupido è più pericoloso del bandito.
     
    Carlo M. Cipolla, Allegro ma non troppo, Il Mulino, 1988
     
     
     

     
     
     
     
     

    sabato 19 ottobre 2013


    ph A. Bober

    Lei sola percepiva i suoni
    dei miei silenzi. Temevo
    a volte che fuggisse il tempo
    ostile mentre parlavamo.
    Dopodiché ho smarrito la memoria
    ed ora mi ritrovo a parlare
    di lei con te, tra spirali di fumo
    che velano la nostra commozione.
    Ed è questa la parte di me che ritrovo
    mutata: il sentimento, per sé informe,
    in quest’oggi che è solo di rimpianto.

    Eugenio Montale

     


    il Tabucchi inedito

     
     
    “Ossessioni private, personali rimpianti che il tempo rode ma non trasforma, come l’acqua di un fiume smussa i suoi ciottoli, fantasie incongrue e inadeguatezze al reale, sono i principali motori di questo libro.”
     
     
     
     
     

    martedì 24 settembre 2013

    escursioni termiche / in blu


    Je suis 

    L'inverno è solo un'illusione. 
    In verità  ciò  che crediamo  ghiaccio polare
    ha riposto il cuore - incurante - nel perenne sole dei Tropici.
    La luna fatta marmo giace  altrove
    nel punto esatto in cui
    non si può vedere
    esplorare
     
     
     
     
     
     


    giovedì 29 agosto 2013

    feel this moment





     
    Nell' immensità dell'inverno ho imparato
    che dentro di me c' è  un'estate luminosa.
     
    One day when the light is glowing
    I’ll be in my castle golden
    But until the gates are open
    I just wanna feel this moment



     
     
     
    

    sabato 20 luglio 2013

    (un attimo fa)


    Luca Barlocci ph
    si inverna questo luglio senza mosse.
    le ore si sparpagliano nei vicoli,
    imbavagliano silenzi. e turisti
    che risalgono piccoli bisbigli.
    solo nidi di prede e di carezze
    murati nei giardini.
    il lago migra da sete a sete
    nel permesso spento dei visi.
    solo sull'altra sponda paesi
    ancora remano nel vento

    (un attimo fa)

    Pier Maria Galli

    sabato 6 luglio 2013

    (eva)


    (eva)

    sull’olimpo
    giace
    l’onta di (eva).

    rubino
    tra i seni dormienti
    nel bacio del vulcano.

    lava
    copiosa

    strade ripudiate
    squarcio di lama

    assediati dal cielo
    corpi
    sul davanzale.

    contro l’una
    il sonno degli dèi

    dietro gli amanti
    penetra nel silenzio
    la notte.

    - Daìta Martinez -

    dalla raccolta (dietro l'una), edizioni Lietocolle 




    .immensa Daìta.  





    mercoledì 3 luglio 2013

    !!!


     'EGO' e 'IO' in autoscatto allo 'specchio'
    - omaggio a Lacan -

    Il desiderio è sempre il desiderio dell'altro


    lunedì 17 giugno 2013

    Blanchot a proposito di Kafka



    L'arte è anzitutto la coscienza dell'infelicità, non la sua compensazione. Il rigore di Kafka, la sua fedeltà all'esigenza dell'opera, la sua fedeltà all'esigenza dell'infelicità, gli hanno risparmiato quel paradiso delle finzioni in cui si compiacciono tanti deboli artisti che la vita ha delusi. L'arte non ha per oggetto dei sogni, né delle 'costruzioni'. [...] L'arte è la coscienza di 'questa infelicità'. Descrive la situazione di colui che si è perduto, che non può più dire 'io', che nello stesso movimento ha perduto il mondo, la verità del mondo, e appartiene all'esilio, a quel tempo dell'angoscia in cui, come dice Holderlin, gli dei non sono più e non sono ancora. 

    - Lo spazio letterario, p. 58



    venerdì 14 giugno 2013

    Malìa per Voi - Pantologia



    Oltre l’antologia, che per sua natura patchwork incolla momenti staccati sul piano indefinibile degli allestitori, “Malìa per Voi” è un concerto, un ensemble, una jam session di artisti che quotidianamente vivono il rimbrotto della realtà e colgono l’occasione per unire il loro dolore al dolore del mondo, trasformandolo in felicità di essere, ora, qui, sempre. Le fotografie di Sergio Gabriele sono lo spunto, il tramite, il viatico per convogliare il fiume sotterraneo dei desideri infusi in un en plein air di corpi offesi che ritrovano vitalità e coraggio. Presenza. E le foto sono viatico di se stesse, così libere dal personale spasimo del discorso compiuto, che in questo caso si compie nelle parole di tutti. Parole. Anche da chi confessava di non esserne degno, ignorando che il proprio segno d’arte è parola comunque, sempre, e infatti proprio da questi artisti giungono altisonanti le rappresentazioni della Poesia stessa, nella sapienza fonetica di chi sa guardare, ascoltare. Sentire.

    E così Daniela Cattani Rusich che si eleva a sguardo sull’Arte stessa, compiendone la definizione, madrina della convention e infatti a lei non è abbinata alcuna foto perché lei è tutte le foto. “Giustizia ha molti segni e un solo credo / la spada è più tagliente ad ogni grido / s'immola pura al cielo nel suo assolo / E l'Arte sia la fiamma, il solco, il volo”. Chi di parola ha fatto una ragione di vita. Maria Grazia Galatà: “allontanarsi / al tempo atteso / soffocando realtà / confusamente emerse”. Voler sopire una realtà che stenta, comunque, sempre. Maria Rita Orlando: “Siliceo sarcofago che mantiene sempiterna bellezza. Scruti, attendi cenno, che tarda a giungere. Un gesto, allora, estremo atto di devozione. Scatti, quasi, fissandone l’imago, a volerne rubare l’anima, a ingabbiarne memoria in pixel”. Essenza del virtuale, ricondotto ad enfasi reale di un dolore che per sopravvivere si fa immaginazione. Bianca Madeccia: “nel petto corridoi ampi e lunghi in cui imprigionare mari / espedienti che agiscono sulla materia per imporle la forma / di antichi naufragi e città disabitate che galleggiano / di quella luna che a un tratto si spaccò versando rose”. La luna che si spacca, in una emorragia di petali di rabbia. Silvia Rosa: “C’è stato tempo per una preghiera nascosta tra la sciarpa ruvida e il collo, quando il freddo di neve sembrava una ragnatela e troppe parole scivolavano contro i vetri scheggiati degli occhi, una pioggia di scuse per (non) essere sempre qualcuno che ti assomiglia?”. Domande accorate rivolte al vento del sé, alla propria cura dell’incuria. Irene Ester Leo: “E mentre conclusasi la melodia, la sala fu invasa da applausi di approvazione e compiacimento, un fremito attraversò con certezza l’aria. Un filo rosso si tese. Quei due forestieri si riconobbero, contro ogni logica possibile, in una serata di pieno inverno, dell’anno 1883, per uno strano destino. Mentre la neve fuori cadeva cauta sotto il canto della luna”. Quei due forestieri, che sfidano la conoscenza, nel libro dei sogni, e delle stelle. Mariella Soldo: “Cammino, cammino. Semafori, strisce bianche e ancora pioggia. Palazzi che vorrebbero sembrare grattacieli. Scuole che hanno dimenticato il sapere. I ragazzi? Si perdono nelle poche ore di libertà e non sanno come tornare indietro”. I ragazzi che non sanno tornare indietro, è un vertice assoluto di poesia, scuole che hanno dimenticato il sapere. Sylvia Pallaracci: “ecco, il respiro salubre d’aria / all’insorgere delle barricate / che franano. la notte si sguaina al rintrono stivato / e incide l’ascesso dei giorni / a mezz’ala”. Parola intagliata, vergata, nel petto divaricato dalle emozioni nude e violente di una realtà trattata con troppa benevolenza. Eufemismi di una felicità disperante. Donato Di Poce: “Non avrò paura e urlerò al mondo / Il mio dolore e l’amore infinito / Diventerò un uomo migliore / Per attraversare con onore / I confini della poesia”. L’urlo del silenzio, fatto di bisbigli, e nuvole enfie di libertà mancate. Gioia Marsi: “un vento / tramutò l’orgoglio in passione / e la tua sicumera in palpito / di memoria che non c’è / più”. Il disincanto per una parola troppo spesso chiama amore. Monica Frosio: “..di ogni colore la piega. Mentre osservo la lontananza dell’altro mi accorgo di averlo un attimo prima dell’accanto. È nebbia la mia luce, una nebbia amica che mitiga i confini con il conosciuto e il sogno”. Sublime precursione dell’accaduto attraverso la nebbia della propria luce. Poesia come immaginario evoluto. Loredana Semantica: “Ma il rimando al sangue non è solo verità animale della riproduzione, è anche verità che impressiona come la vista del sangue versato dalle ferite, segno di negazione della vita e portatore di dolore. E’ per questo che la statua ha corpo di femmina, ché dalle origini del mondo la donna porta il fardello segreto di un dolore indicibile”. Come celare la poesia nella prosa apparente di un platonico mondo delle idee, per vederla poi sfociare nel dolore indicibile della donna. Marinella Polidori: “So stare. In mezzo a mille costrizioni, libera. Sostare”. Epigrafe del medesimo dolore, fieramente scagliato sulle grate di una prigione che esiste solo per l’aguzzino e che ha il potere di rendere immenso l’orgoglio dell’identità. Anna Lauria: “Nel nome del corpo, del dolore e del costato / affranto / ti concedo e mi concedi il relitto trafitto / un silenzio di pace nei secoli invocato”. E’ il Dio degli abissi del tempo primario, di verità svelate nell’invocazione, e urlo nel silenzio di una costernazione che si fa pace, spiritualità del corpo. Rita Pacilio: “Lei piangeva ad occhi / asciutti, poi li ha rimessi in tasca, per nascondere il nervo / di donna”.

    E chi della parola ha assunto il volto foto-grafico, millantando spesso una propria esclusione dal verbo scritto, in pieno possesso di quello intuito, che poi è scritto, come la legge. Maria Giulia Berardi: “Entrare in questa fotografia è per me spiare ricordi, è ritrovarmi in una giornata invernale e fredda della mia primavera”. Scritto, prima dell’inchiostro. Daniela Lorefice: “Mi intaglia come burro ogni suo bacio, / mi disarma come fuscello al vento / mi rende schiava dei nostri continui istanti di felicità / e libera di soffrire / come sempre avviene”. Come sempre avviene, nel coraggio del segno. Mauro Rea: “accata-stati / sopra / l’uno su l’altro / esposti al tempo e allo sguardo / tutto / che non rimane / che smalto di rabbia / anche”. Il lisergico appuntamento con il tempo disegnato all’infinito, che resta. Enza Miglietta: “questa e' la mia, la tua vita. / tutto e' semplice.. infinito, liquido.. lascia andare, / lascia scorrere come il fiume in piena, / lascia a me, a te, a noi / la parola delle note, della vita!”. La parola delle note, pazientemente incollata sul pentagramma del colore. Donatella Izzo: “Questa tensione così delicata seppur così viva e forte, produce una sublimazione dell’essere e dei suoi pensieri, ponendoci tutti in un momento di eterna attesa, di perenne sabato, avvolti dalla trasparente luminosità di un lume antico che ancora sa illuminarci”. Il perenne sabato, atteso nel vissuto preconizzato, quindi già svolto, come il tema dell’assoluto esistere. Margherita Levo Rosenberg: “La signora continua a parlare mentre i ricordi si affollano nella mia testa e il dolore mi attanaglia la gola con una violenza che mi toglie il respiro; devo scappare, correre fuori ad esplodere il pianto trattenuto per quarant’anni”. Il momento grafico esistenziale, contemporaneo come il redigere la memoria, che è sempre contemporanea. Loredana Rea: “Frammento strappato all’inarrestabilità dell’esistenza, che conserva l’inconfondibile sapore del farsi delle emozioni, per restituire una poesia sottile, fragile, stordita dal rumore incalzante di una vita che sembra sfuggire sempre”. La critica emozionale, prefazione dell’energia saputa e rinnovata ad ogni sguardo sull’altrui che si fa proprio respiro. Patrizia Bertelli: “ aspettando il mio rinascimento che non c'è e sbriciolando il mio essere come il bicchiere vuoto di cristallo che tengo troppo stretto fra le mani e che mi ferisce le dita sanguinandole. Mi affaccio alla finestra della mia anima. E ti aspetto, in questi istanti lunghi un ergastolo”. Tempo refluo di una attesa che si fa mistica, per il suo coraggio di porsi ancora come traguardo, laddove è, forma compiuta. Bruno La Pietra: “eppure quello sguardo torvo, ora all’improvviso / mi riempiva le tasche del cappotto, / ora quello sguardo mi impediva di tornare veramente / da dove ero venuto”. Finalmente il ritorno, della parola amica, che diviene sogno acquisito, coscienza di una separazione fra detto e fatto che impedisce all’uomo di vincere sull’ignoranza. Rosita Delfino: “Un taglio particolare che valorizza i dettagli, in ogni donna vive una dea che con la sua esuberanza la rende unica. Cromie delicate che mettono in risalto particolari femminili, che suscitano emotività e spiritualità senza mortificare la donna in pose scontate e plastiche”. Genesi di una fotografia, nel pensiero vigile che anima l’inquadratura, definisce il contorno di uno spazio infinito, debordante dallo scatto al prima del futuro plastico. Miriam Ravasio: “Rosso di scena invece per l’azione invisibile (l’essere non c’è) che colpisce l’immaginario e seducendo induce l’appetibile all’acquisto. Il vasto intrigo che avvolge e scopre il nudo delle nostre qualità”. Linea di confine fra la vanità dell’esistere, vacua menzogna, e la qualità come condivisione, e nulla più. Patrizia Cau: “in quel bicchiere quel vino con quel profumo molto caratteristico che spazia nella sua franchezza dal fruttato intenso in gioventù, allo speziato, all'erbaceo, alla confettura di prugne”. Odori e sapori che la fotografia apparentemente fissa in cristalli rifrangenti e che invece sono corredo del soggetto e della sola capacità di ascoltarlo anche quando cambia posa. Romina Dughero: “Rosso che brucia pelle già fredda / accanto l'angelo aspetta la mia / bocca”. Canto infinito della propria sostanza intima, universale, che ancora una volta fa dell’attesa un fotogramma, trave portante delle conseguenze indissolubili. Veronica Bronzetti: “è lieve il passo nel cammino dei sensi / nella rossa nebbia delle attese / due vie, due direzioni, una per la vita / perché migra il desiderio, ma sempre torna a quella bocca”.

    E’ una grande, enorme poesia, perché di tanti respiri che si fanno uno, e i versi finali sono di due poetesse fotografe, Romina Dughero e Veronica Bronzetti che ignare fra di loro si sono unite nella parola “bocca”, sempiterna, che ci permette di esprimerci, mangiare, essere tristi e felici, baciare, amare. Parlare.


    Migranze E-edition: “Malìa per Voi”

    http://www.issuu.com/migranze/docs/sergio_gabriele_malia_per_voi






    mercoledì 5 giugno 2013

    ph Man Ray


    Niente cancellerà via l’amore,
    nè i litigi nè i chilometri.
    E’ meditato,
    provato,
    controllato.
    Alzando solennemente i versi,
    dita di righe,
    lo giuro:

    amo d’un amore immutabile e fedele.

    Vladimir Majakovskij




    domenica 2 giugno 2013

    io credo




    Io credo che le persone non si dimenticano. Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere.
    Le persone non si dimenticano. Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita. Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio di me, eppure adesso tra noi c’è solamente un semplice ‘ciao’. Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte. Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi e ne sono uscite esattamente nello stesso modo. Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee. Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita. Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via. Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state. E poi ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che  un giorno, forse, saranno le persone più importanti per me. Ci sono persone che, nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita, mi hanno insegnato a vivere. Mi hanno insegnato a diventare quella che sono. E, anche se oggi tra noi non resta neanche un sorriso, faranno per sempre parte della mia vita. Io non dimentico nessuno. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta, la mia vita. Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.  Joy





    mercoledì 29 maggio 2013

    sabato 25 maggio 2013

    ......@@@......





    Inquieta stasera raccolgo  lacrime dure come  cristalli di giada scheggiati.  
    Ogni tanto ricordi sbiaditi si affacciano  senza tregua. 
    Ed allora inizia la mia battaglia.
    Non riesco a capire e rimango sospesa
    Ma sorrido... 
    come in quella foto in cui io 
    sorridevo e non guardavo.






    domenica 19 maggio 2013




    Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.




    [Pina Baush]



     



    martedì 14 maggio 2013

    Eros e thanatos



    Ho appena riascoltato la Morte di Isotta, di Wagner. Egli insegue l'intuizione musicale della fuga dalla vita a passi leggeri, quasi distrattamente. Vi gira intorno, la lambisce, se ne allontana e ritorna a sfiorarla. L'accarezza, la stuzzica, poi si scosta lasciandola tremante. E di nuovo la insidia, la scopre, la precisa, ma non vuole ancora svelarla. Cresce la tensione, il contatto si fa più deciso, impaziente, ormai il musicista sente il suo potere, ne è ghermito, aggrovigliato. Con uno spasimo ne rivela il volto, si sente afferrato, scosso, posseduto, la sente vibrante in ogni singolo lembo. Un'ultima incertezza, nel contemplarla così inebriante e tremenda. Poi la lascia trionfare in un magma incandescende, avvolgente. Si attenua la lotta ora, dolcemente; la musica tace.

    Filippo Martorana, Immemorabilia, poco più di aforismi









    lunedì 29 aprile 2013

    JJIF



    Libri in primo piano
    La memoria intermittente e la musica lontana. Joyce, Woolf, Berio di Maria Domenica Mangialavori è un saggio sulle infinite relazioni che possono generarsi tra scrittura letteraria e linguaggio musicale e che si sviluppano su binari paralleli che si intersecano simbolicamente negli spazi della memoria e del tempo. Le modalità di analisi seguono le coordinate del rapporto biunivoco “musica in letteratura” e “letteratura in musica”, focalizzandosi su “The Dead” di James Joyce, To the Lighthouse di Virginia Woolf e Thema (Omaggio a Joyce) di Luciano Berio. 

    JJIF (James Joyce Italian Foundation)






    domenica 28 aprile 2013

    Insonnia


    La Luna nello specchio del comò
    guarda milioni di miglia lontano
    (e forse con orgoglio, a se stessa,
    ma non sorride, non sorride mai)
    via lontano lontano oltre il sonno,
    o forse è una che dorme di giorno.
    Se l'Universo volesse abbandonarla,
    lei gli direbbe di andare all'inferno,
    e troverebbe una distesa d'acqua
    o uno specchio, sul quale indugiare.
    Tu dunque metti gli affanni in un sacco
    di ragnatele e gettalo nel pozzo
    nel mondo alla rovescia dove
    la sinistra è sempre la destra,
    dove le ombre in realtà sono corpi,
    dove restiamo tutta la notte svegli,
    dove il cielo ha tanto poco spessore
    quanto è profondo il mare e tu mi ami d'amore.
    Elisabeth Bishop 



    la scrittura è un rito religioso...



    La scrittura è un rito religioso: è un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce come una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo. Tutti la leggono, vi reagiscono come si reagisce a una persona, a una filosofia, a una religione, a un fiore: può piacergli o meno. Può aiutarli o meno. La scrittura prova delle emozioni per dare intensità alla vita: offri di più, indaghi, chiedi, guardi, impari e modelli: ottieni di più: mostri, risposte, colore, forma e sapere. All’inizio è un atto gratuito. […] La cosa peggiore, peggiore di tutte, sarebbe vivere senza scrittura.

    Sylvia Plath, I Diari, Adelphi



    venerdì 26 aprile 2013

    blaa blab blac


    ph Antonino Maddonni


    lascio il giorno alle spalle per camminare in punta di dita dietro a palpebre  fatte di carta / liquida nel pensiero come un bagno schiuma che intenerisce i sensi che ingarbuglia le parole / come quando in mezzo a un sogno mi svegliavo bambina di ieri e disegnavo  sopra un vetro il mio nome indelebile che non sapevo pronunciare - PB
    Mi disegno così, bolla dopo bolla,
    l’intenzione del fumetto è quella di uccidere la memoria!
    Mi porto via anche le virgole,
    la trasfigurazione avverrà a breve
    in due archetipi ingombranti.
    CZ

    giovedì 25 aprile 2013

    the evening of the mind / Donald Justice



    La sera della mente
    Ora viene la sera della mente.
    È qui che la lucciola si contrae nel sangue,
    Qui che l’ombra scivola lunga la pagina
    Mentre leggi seduto accanto al muro del giardino.
    Ora i peschi nani, inchiodati ai loro tralicci,
    Rabbrividiscono e si piegano. Riconosci le loro voci ormai,
    Le pesche sacrificali che chiamano
    Debolmente il tuo nome, quel nome
    Che nessuno conosce, tranne te.
    È l’aura e l’avvenire.
    È quella cosa che scende, che ti vola attorno, proprio qui;
    E che ora ti porge un artiglio e tu lo prendi;
    Con riconoscenza, te lo porti in grembo, così.
    Dicevi che non te ne saresti andata di nuovo,
    Che non volevi andartene, ma poi –
    È come se tu fossi ancora lí, al porto,
    A guardare una barchetta che se ne va
    Oltre le secche, i falaschi e i pesci morti…
    Ed eri già a bordo, solcando le onde e i soliti intralci,
    E più oltre, sotto un cielo sfacciato,
    Sospeso come un gong prima del colpo—
    Ma in che senso, sospeso? – e adesso lo colpiscono, adesso,
    Il sogno etereo di una fanciullezza si ripete, si ripete
    E tu devi alzarti ancora per quello stesso sangue,
    E per i vuoti in gola.
    [Traduzione Todd Portnowitz]
    The Evening of the Mind
    Now comes the evening of the mind.
    Here are the fireflies twitching in the blood;
    Here is the shadow moving down the page
    Where you sit reading by the garden wall.
    Now the dwarf peach trees, nailed to their trellises,
    Shudder and droop. Your know their voices now,
    Faintly the martyred peaches crying out
    Your name, the name nobody knows but you.
    It is the aura and the coming on.
    It is the thing descending, circling, here.
    And now it puts a claw out and you take it.
    Thankfully in your lap you take it, so.
    You said you would not go away again,
    You did not want to go away — and yet,
    It is as if you stood out on the dock
    Watching a little boat drift out
    Beyond the sawgrass shallows, the dead fish …
    And you were in it, skimming past old snags,
    Beyond, beyond, under a brazen sky
    As soundless as a gong before it’s struck –
    Suspended how? — and now they strike it, now
    The ether dream of five-years-old repeats, repeats,
    And you must wake again to your own blood
    And empty spaces in the throat.
    Donald Justice ((1925-2004)


    mercoledì 24 aprile 2013

    so che...




    So che stai leggendo tardi questa
    poesia, prima di lasciare l' ufficio
    con l'abbagliante lampada gialla e la finestra nel buio
    nell'apatia di un fabbricato sbiadito nella quiete
    dopo l'ora di traffico. So che stai leggendo questa poesia
    ... in piedi nella libreria lontano dall'oceano
    in un giorno grigio di primavera, fiocchi sparsi di neve
    spinti attraverso enormi spazi di pianure intorno a te.

    So che stai leggendo questa poesia
    in una stanza dove tanto è accaduto che non puoi sopportare
    dove i vestiti giacciono sul letto in cumuli stagnanti
    e la valigia aperta parla di fughe
    ma non puoi ancora partire. 

    So che stai leggendo questa poesia
    mentre il treno della metropolitana perde velocità 

    e prima di salire le scale
    verso un nuovo tipo d'amore
    che la vita non ti ha mai concesso.
    So che stai leggendo questa poesia alla luce
    del televisore dove immagini mute saltano e scivolano
    mentre tu attendi le telenotizie sull'intifada.
    So che stai leggendo questa poesia in una sala d'attesa
    di occhi che s'incontrano sì e no, d'identità con estranei.
    So che stai leggendo questa poesia sotto la luce al neon
    nel tedio e nella stanchezza dei giovani fuori gioco,
    che si mettono fuori gioco quando sono ancora troppo giovani.
    So che stai leggendo questa poesia con una vista non più buona, le spesse lenti ingigantiscono queste lettere oltre ogni significato però continui a leggere perché anche l'alfabeto è prezioso.
    So che stai leggendo questa poesia mentre vai e vieni accanto alla stufa
    scaldando il latte, sulla spalla un bambino che piange, un libro
    nella mano
    poiché la vita è breve e anche tu hai sete.
    So che stai leggendo questa poesia non scritta nella tua lingua
    indovinando alcune parole mentre altre continui a leggerle
    e voglio sapere quali siano queste parole.
    So che stai leggendo questa poesia mentre ascolti qualcosa,
    diviso fra rabbia e speranza
    ricominciando a fare di nuovo il lavoro che non puoi rifiutare.
    So che stai leggendo questa poesia perché non rimane
    nient'altro da leggere
    là dove sei atterrato, completamente nudo.

    Adrienne Rich