lunedì 30 aprile 2012

Ti chiamero' Esmeralda


Gustav Klimt, Moving Water, 1898 Olio su tela - Collezione privata

Ti chiamero' Esmeralda
dove si fa calma quest'assenza
perche' sarai figlia
e poi madre del silenzio

Ti chiamero', col nome
che si legge ad ogni fiato
indefinibile alla notte

Ti chiamero' ancora
senza sbagliare la pronuncia
ma sara' muto il suono del vento
giu' dalla scogliera

Ti chiamero' cosi'
come il mare le sue acque
e sarai onda capace d'arrivare

li' dove c'e' l'incomprensibile

Salvatore Sbando, Due granelli nella clessidra,
 Lieto Colle




Pillole di Me [VIII]

Dentro di me un sole silenzioso

Brilla!
Nicolas De Stael, Sun


 

 

sabato 28 aprile 2012

Io so di non sapere...

L'Essere e il Nulla
  
Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere
d'essere niente.
A parte questo, ho in me
tutti i sogni del mondo...
 

- Pessoa -


venerdì 27 aprile 2012

La veglia del sogno


Foto Francesca Woodman


Evanescenti fino a diluirsi nel nulla stanotte i sogni-non-sogni mi hanno tenuta sveglia. Respiravano ansimanti fino ad emettere l'ultimo vagito stanco. Si infrangevano come onde contro uno scoglio...lo scoglio di quei miei parametri imperfetti che si aggiungevano al perpetuo cercare del mio essere. Gli stessi parametri che chiudono la via del movimento dissestano l'esistenza, trasformano i pensieri liquefatti in irrimediabile materia, pesante, paradossalmente vuota. La galleria dell' ES mi conduce sempre in un unico punto dove non vorrei trovarmi. Ed allora tradita, delusa resto insonne.  Mi frantumo, evaporo, come i sogni-non-sogni che stanotte mi hanno tenuta sveglia nell’attesa di quel risveglio che ogni giorno attendo.  Cosi' gestisco il mio atto.
[Myself]

giovedì 26 aprile 2012

I was there!


Londra 13 luglio 1985. Bob Geldof organizza il mega-concerto rock Live Aid con la partecipazione di tutti i grandi artisti britannici - Bowie, U2, Lennox, Sting, Queen e molti altri - al Wembley Stadium. I fondi ricavati sono destinati ad alleviare la carestia in Etiopia. In contemporanea dal JFK Stadium di Philadelphia l'altro grande concerto, USA for Africa - Bob Dylan, Bruce Springsteen ecc. - in diretta attraverso uno dei piu' grandi collegamenti via satellite di tutti i tempi. Dura ininterrottamente 12 ore!

Fu indimenticabile, ero giovanissima, non sentivo il caldo ma il calore di quell'atmosfera avvolgente che solo vivendola puoi percepire...ed il ricordo e' sempre un' emozione che manda il cuore in fibrillazione. Allora come adesso.







lunedì 23 aprile 2012

Egon Schiele


m'affatica il tenerti distante
d'una vita che non mi può appartenere,
m'attanaglia il cercarti in sorrisi scoscesi
anfratti smagriti, accennate tentazioni.

E chiaro e forte il respiro
che attendo
d'attesa in resta
di trattenere 
nel lungo dimenticare.

Ed Warner


Bird in a gage [canarino in gabbia]

A caged bird in spring knows perfectly well that there is some way in which he should be able to serve. He is well aware that there is something to be done, but he is unable to do it. What is it? He cannot quite remember, but then he gets a vague inkling and he says to himself, “The others are building their nests and hatching their young and bringing them up,” and then he bangs his head against the bars of the cage. But the cage does not give way and the bird is maddened by pain. “What a idler,” says another bird passing by - what an idler. Yet the prisoner lives and does not die. There are no outward signs of what is going on inside him; he is doing well, he is quite cheerful in the sunshine.


But then the season of the great migration arrives, an attack of melancholy. He has everything he needs, say the children who tend him in his cage - but he looks out, at the heavy thundery sky, and in his heart of hearts he rebels against his fate. I am caged, I am caged and you say I need nothing, you idiots! I have everything I need, indeed! Oh! please give me the freedom to be a bird like other birds!


A kind of idler of a person resembles that kind of idler of a bird. And people are often unable to do anything, imprisoned as they are in I don't know what kind of terrible, terrible, oh such terrible cage.


I do know that there is a release, the belated release. A justly or unjustly ruined reputation, poverty, disastrous circumstances, misfortune, they all turn you into a prisoner. You cannot always tell what keeps you confined, what immures you, what seems to bury you, and yet you can feel those elusive bars, railings, walls. Is all this illusion, imagination? I don't think so. And then one asks: My God! will it be for long, will it be for ever, will it be for eternity?


Do you know what makes the prison disappear? Every deep, genuine affection. Being friends, being brothers, loving, that is what opens the prison, with supreme power, by some magic force. Without these one stays dead. But whenever affection is revived, there life revives. Moreover, the prison is sometimes called prejudice, misunderstanding, fatal ignorance of one thing or another, suspicion, false modesty.

At this time, Vincent was 27 year old

Vincent van Gogh. Letter to Theo van Gogh. Written July 1880 in Cuesmes.
Translated by Mrs. Johanna van Gogh-Bonger, edited by Robert Harrison



Van Gogh, The Cage Terrace in Arles, at Night
1888 
Oil on canvas 
Kroller-Muller Museum
Horst, 
Netherlands



Lucca

Lucca, Le Mura in zona Porta Elisa

Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall'arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi [...] 
Gabriele D'Annunzio, Elettra





 

venerdì 20 aprile 2012

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Ogni volta contratto faticosamente quel poco che e' possibile con le ragioni del mondo reale, quelle degli strumenti di produzione disponibili, quelle dell'evoluzione della mia cultura tecnica, del mio sapere complessivo o della mia deformazione-determinazione per l'utopia.

Enzo Mari



lunedì 16 aprile 2012

PHILIPPE STARCK




E' tra gli architetti che adoro di piu'! Ha spiegato il design così come deve essere e come non dovrebbe essere. Qui riporto un frammento di una sua intervista del 2010. 
Ci sono diversi generi di design.
Quello che possiamo definire il design cinico, ovvero il design inventato da Raymond Loewy negli anni cinquanta, quando disse, il brutto non vende, le laid se vend mal, cosa terribile.
Significa che il design dev’essere un’arma di marketing per i produttori, per rendere attraente il prodotto e vendere di più: è una schifezza, è obsoleto, ridicolo. Questo è quello che chiamo design cinico.
Poi c’è il design narcisistico: designer fantastici che disegnano solo per altri designer fantastici.
Poi ci sono quelli come me, che cercano di meritare di esistere, che si vergognano molto di fare questo lavoro inutile e provano a farlo in modo diverso, e provano, io provo a non fare un oggetto per l’oggetto in sé ma per il risultato, per il beneficio che ne risulta per l’essere umano, per la persona che lo userà.
Se prendiamo lo spazzolino, non penso allo spazzolino. Penso: “Quale sarà l’effetto dello spazzolino in bocca?” E per capire quale sarà l’effetto dello spazzolino in bocca, devo immaginarmi: di chi è questa bocca? Qual è la vita del proprietario di questa bocca? In che società vive questo tizio? Quale civiltà ha creato questa società? (…)
Ai nostri figli possiamo dire. Ok, fatto, questa è stata la nostra storia. È passata. Ora avete un dovere: inventare una storia nuova. Inventare una nuova poesia. L’unica regola è che non dobbiamo avere idee sulla prossima storia. Vi diamo carta bianca. Inventate. Vi diamo i migliori strumenti, i migliori strumenti e ora, al lavoro! 

mercoledì 11 aprile 2012

Donna in Pisa


Pisa, 7.IV.2012

Non sempre fosti sola con me, spesso guardavi
lunghe feste appassite nei canali
scorrere sotto i ponti inseguite dal tempo,
tra i pampini, tra i prati languidi e il lume
della sera discendere i fondali
e le spire del fiume.

E talvolta era incerto tra noi chi fosse assente:
spesso vedevi i limpidi tornei
snodarsi nelle vie sotto i soli d'inverno,
tra logge, tra fiori fumidi e il gelo
delle mura sospingere i trofei
nella luce d'Averno.

Donna altrimenti -e niente più simile alla vita-
calda d'impercettibili passioni
velata da un vapore di lagrime ideali
nel vento, sui ponti ultimi al fuoco
delle stelle apparivi dai portali,
dietro i vetri di croco.

Mario Luzi

martedì 10 aprile 2012

L'attesa


Lucio Fontana (1899‑1968)
Spatial Concept 'Waiting' - Concetto spaziale 'Attesa'
1960, Canvas,Tate Modern London
© Fondazione Lucio Fontana, Milano



[Fontana è stato uno degli ultimi grandi dissacratori. Ha traghettato l’arte dalle agonizzate e magniloquenti espressioni della modernità al postmoderno e all’arte concettuale e a quella performativa, in cui l’opera coincide con il gesto che la crea, in cui tutto è dissacrazione e quindi nulla lo è più veramente – forse, quest’esito nichilistico, l’artista spazialista non se lo prefigurava.]

lunedì 9 aprile 2012

Senza parole...breath[less]

With every waking breath I breathe
I see what life has dealt to me
With every sadness I deny
I feel a chance inside me die

Give me a taste of something new
To touch to hold to pull me through
Send me a guiding light that shines
Across this darkened life of mine

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
Breathe to make me breathe

For every man who built a home
A paper promise for his own
He fights against an open flow
Of lies and failures, we all know

To those who have and who have not
How can you live with what you¹ve got?
Give me a touch of something sure
I could be happy evermore

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
To see to make me breathe

Breathe your honesty
Breathe your innocence to me
Breathe your word and set me free
Breathe to make me breathe

This life prepares the strangest things
The dreams we dream of what life brings
The highest highs can turn around
To sow love¹s seeds on stony ground

Breathe
Breathe

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me
Breathe life to lay ¹fore me
To see to make me breathe

Breathe your honesty
Breathe your innocence to me
Breathe your word and set me free
Breathe to make me breathe

[BREATHE]


domenica 8 aprile 2012

L'AMOUR FOU



Le case che abito, le cose che scrivo, il mio sogno è che tutto ciò si presenti da lontano così come si presentano da vicino questi cubi di salgemma
[André Breton L'amour fou, 1937]

"Ti sei sostituita alle forme che mi erano più familiari, così come a parecchi aspetti del mio presentimento... tutto ciò che so è che questa sostituzione di persona si ferma a te, perché niente ti è sostituibile e, davanti a te, doveva per me finire da tempo immemorabile questa successione di enigmi terribili o affascinanti. Tu non sei un enigma per me. Dico che tu mi allontani per sempre dall’enigma, poiché tu esisti, come tu sola sai esistere..."

 "Questa parola amore, a cui gli spiriti di cattivo gusto si sono ingegnati a far subire tutte le generalizzazioni e tutte le corruzioni possibili (amore filiale, amore divino, amore della patria ecc.), viene da noi qui ricondotta, è inutile dirlo, al suo senso stretto, e minaccioso, di attaccamento totale a un essere umano, fondato sull’imperioso riconoscimento della verità in un’anima e in un corpo’ che sono l’anima e il corpo di quest’essere"

@@@
Nadja è una donna realmente esistita, realmente conosciuta da Breton e, come il personaggio del libro, finita in una clinica psichiatrica. Nadja è l'autorappresentazione femminile di Breton. Nadja è l'incarnazione del surrealismo. Nadja è tutto questo e molto altro ancora: è l'inizio della parola speranza in russo, è un sogno d'amore e di libertà. 
Soprattutto Nadja è il capolavoro di Breton. La casualità degli avvenimenti, santificata dalle precedenti pratiche di scrittura automatica, è qui esplorata in modi più sottili, ambigui e profondi, in un percorso che si insinua tra le pieghe della psiche e della realtà visibile, cercandovi connessioni sotterranee.
Nadja è l'opera di Breton in cui maggiormente la forza della scrittura (e delle immagini) diventa un meccanismo efficace, evocativo, coinvolgente, e supera di gran lunga gli intenti teorici.

In Nadja Breton non ha inventato niente di niente. Il nome della protagonista, le sue lettere e i suoi disegni, la sequenza dei fatti, i luoghi, le letture, le conversazioni, le frasi che non andranno via dalla memoria, le comparsate degli amici e i loro libri e quadri, i film e gli spettacoli in cartellone a Parigi, le insegne degli alberghi, le installazioni della pubblicità: tutto è preso dal vero, dalla cosiddetta e detestata realtà - e tutto è sconvolto, da cima a fondo, per l'intervento di una figura di donna che è la negazione stessa del principio di realtà. Una volta Breton aveva parlato di personaggi-tentazione; e ora ne incontra un esemplare tangibile e inafferrabile, che si può unicamente seguire passo passo e descrivere momento dopo momento, e che mette in scacco la logica come l'invenzione. Nadja è una persona vera e insieme il presentimento di un mondo che si spinge oltre. 
Dalla prefazione di Domenico Scarpa, A.Breton, Nadja, Einaudi

André Breton - Manifesto del surrealismo





Manifesto del surrealismo (1924), Torino, Einaudi, 1966, pp. 11-12

A quell'immaginazione che non ammetteva limiti, permettiamo appena di esercitarsi, adesso, secondo le norme di un'utilità arbitraria; essa è incapace di assumere per molto tempo questa funzione inferiore, e intorno ai vent'anni, preferisce di solito, abbandonare l'uomo al suo destino senza luce.
(...) Cara immaginazione, quello che più amo in te è che non perdoni.
La sola parola libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. La credo atta ad alimentare, indefinitamente, l'antico fanatismo umano. Risponde senza dubbio alla mia sola aspirazione legittima. Tra le tante disgrazie di cui siamo eredi, bisogna riconoscere che ci è lasciata la massima libertà dello spirito. Sta a noi non farne cattivo uso. Ridurre l'immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene sommariamente chiamato felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustizia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi.



sabato 7 aprile 2012

PASQUA di PACE



Hyatt Moore, "The Last Supper with Twelve Tribes", sometimes now called The Next Supper,Collection of Loma Linda University, California.  


"L'Ultima Cena con Dodici Tribù" è stata dipinta nel 2000 per commemorare l'inclusione di tutti i popoli sotto Dio. Olio su tela (con acrilico sotto-pittura), 20 x 4,5 feet. Dipinta in British Columbia, Canada, è attualmente in mostra in California.

Raffigurati (da sinistra) sono: Crow del Montana, Berberi del Nord Africa, Masai del Kenya, Cina, Ecuador, Afghanistan, Gesù, Etiopia, Tzeltal del Messico, Canela del Brasile, Papua Nuova Guinea, Salish della British Columbia, Mongolia.

Picasso, La colomba della pace

Parla anche Tu

Parla anche tu,
parla per ultimo,
dai voce alla tua parola.

Parla –
ma non separare il No dal Sì.
Dai alla tua parola anche il senso:
dalle l’ombra.

Dalle ombra a sufficienza,
dagliene tanta,
fino a saperla attorno a te divisa
tra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.

Guardati intorno:
vedi come ovunque tutto è vivo –
Vicino alla morte, eppure vivo!
Dice la verità, chi dice ombra.

Ma ora si restringe il luogo dove stai:
in quale posto andrai, spogliato delle ombre, dove?
Sali. Tenditi verso l’alto come puoi.
Più esile diventerai, irriconoscibile, più sottile!
Più sottile: un filamento,
lungo il quale cerca di calarsi nell’abisso, la stella:
per nuotare laggiù, proprio laggiù,
dove si guarda splendere: nella risacca
di parole erranti.
__________________________
(Paul Celan, Sprich auch du,
da: Von Schwelle zu Schwelle (Di soglia in soglia), 1955



Ingeborg Bachmann-Paul Celan, Parigi 1952



venerdì 6 aprile 2012

[Due non è il doppio, ma il contrario di uno]


Ti piace l’amore? 


Non lo so. 


Ora ce l’hai? 



Sì, mi sono accorto di avercelo. È cominciato dalla mano, la 

prima volta che me l’hai tenuta. 

Mantenere è il mio verbo preferito. 


Sei innamorato di me?

Ho cominciato dalla mano che si è innamorata della tua 

quando me l’hai tenuta. Poi si sono innamorate le ferite che si 

sono messe a guarire alla svelta.









giovedì 5 aprile 2012

Virginia Woolf - da Orlando


Profondamente sospirò e si gettò – c’era nei suoi gesti una passione che merita la parola – sul nudo suolo ai piedi della quercia. Godeva nel sentire, sotto l’effimera apparenza dell’estate, la spina dorsale della terra; ché tale era per lui la dura radice della quercia, oppure – l’immagine seguendo l’immagine – era il dorso d’un gran destriero che cavalcava; o la tolda di una nave in preda alle onde; qualsiasi cosa, insomma, purché solida, poiché egli anelava a qualche cosa cui ormeggiare il suo fluttuante cuore; quel cuore che ogni sera in quella stagione, quando s’aggirava per le campagne, pareva ricolmo di aromatiche e languide sensazioni d’amore. Alla quercia egli lo legò, e, standosene così disteso, a poco a poco il pulsare scomposto, entro di lui e intorno, si calmò; sostarono sospese le esigue foglie, si fermò il daino; si arrestarono le pallide nuvole d’estate; le membra gli si appesantirono sul suolo; e giacque così immoto che passo passo il daino s’appressò, le cornacchie roteando scesero sul suo capo, le rondini si tuffarono e volteggiarono, il sussurro delle libellule lo sfiorò, quasi tutta la fertilità e il tripudio d’amore della sera d’estate tessessero la propria trama intorno al suo corpo.


mercoledì 4 aprile 2012

Storie




Mi piacciono le storie. Sono anche un ottimo ascoltatore di storie. So sempre, anche se a volte resta vago, quando un'anima o un personaggio sta viaggiando in aria e ha bisogno di me per raccontarsi. Ascoltare e raccontare, è un po' la stessa cosa. Bisogna essere disponibile, lasciare sempre la sua immaginazione aperta. Le mie storie, i miei libri, li ho semplicemente accolti. Lo sapevate: credo nelle muse. Ho un immenso affetto per i miei ospiti notturni. Li tratto come ospiti di riguardo.

Antonio Tabucchi

martedì 3 aprile 2012

RED in RED


Forse quando sentiamo che vogliamo tutto è perché siamo 


vicini a non volere niente. Il non volere niente ha due 


estremi: o uno è del tutto realizzato e ricco e 

ha una tale quantità di mondi interiori che quello esteriore 

non gli serve per provare gioia, perché la gioia emana dal 

centro del suo essere; oppure uno è morto e marcito dentro 

e questo mondo non ha niente da dargli.      




  Sylvia Plath, Diari

Io/Ego/Es (Scheggia del pensiero)


Ogni momento accade due volte: 
all’interno e all’esterno,
 e
 sono due storie diverse.

Dalì


My Wife, Nude, Contemplating Her Own Flesh Becoming Stairs, Three Vertebrae of a Column, Sky and Architecture.
Salvador Dalí c. 1945.
Marc Chagall, Blue

Ascoltami, i poeti laureati / si muovono soltanto fra le piante / dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. / Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi / fossi dove in pozzanghere / mezzo seccate agguantano i ragazzi / qualche sparuta anguilla: / le viuzze che seguono i ciglioni, / discendono tra i ciuffi delle canne / e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

 E. Montale 



lunedì 2 aprile 2012

La luna blu


Vorrei baciarti come un giuramento da spergiurare: – Non accadrà più – e sapere che sarà quest’attesa a far combaciare perfettamente le labbra ancor prima del tempo scelto da noi per noi. Baciami, avida di tutto quello che vuoi sapere di me e a parole non ti dico. Baciami, umida di voglie di mare a divenire spuma, perché il tempo è un tiranno inesorabile, il tempo è atroce carnefice di secondi in attesa di essere consumati dalla carne. Slacciami i respiri, infila la mano nelle mie cose, mentre provi ad addomesticarmi e ti accorgi che non puoi .... Baciami, sporca di sogni densi, lucidi e incoscienti, baciami piena, dura, scorrevole, come sono le mie mani prensili di vita. Non lasciar morire i miei domani di anoressici respiri, falli mangiare attraverso muscoli di avidità, incidili di buoni umori, lasciami ricordare com’è il tuo odore quando non ci sei. Inginocchiati sul mio destino che non concede di venire in fretta, non si lascia gestire né gestisce, si prende la testa e l’anima. Per una volta almeno. Se faccio il faro tu fai la luna, illuminiamoci attraverso, che aspettarsi è un modo di restare legati nel tempo. Nei nostri corpi vivono tante vite in segreto non solo una, le scopriamo poco a poco, assaporandoci, studiando i modi, quando siamo insicuri di essere davvero sicuri di noi stessi. Non voglio più recitare un copione che si ripete, la stessa parte, sempre uguale. Mescolo le mie vite, il corpo resta uno e come una roulette russa gioco a eliminarmi. Ogni inizio è già iniziato dal dolore, non siamo vergini ai fenomeni dell’amore. Per una volta almeno raccontami una favola vera, per una volta almeno, fammi morire di te.

Massimo Bisotti da “La luna blu”




Londra

Monet, Londra

Londra rimane per me un fenomeno organico piu' grande  e potente delle parti che lo compongono.  Una citta' 'anarchica' che rompe le leggi e le frontiere.  Un posto a parte: questa e' la sua psiche, persa in una folla di sogni impossibili.  Con i piedi disincantati.