Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post

venerdì 4 aprile 2014

immensa Daìta





daìta martinez si colloca nella schiera non troppo ampia di poete che parlano del corpo come materia, peso, esigenza, territorio di vita e di morte, trasformando l'eros in un'avventura intellettuale ed estetica. una tale rivoluzione d'atteggiamenti non può che andare di pari passo con quella del linguaggio. e, dunque, la poesia della martinez è una sorta di corpo emozionale risolto in formule apparentemente astratte per chi non possieda la chiave per leggerla. è significativo, in questo senso, anche l'uso dei segni d'interpunzione e di quelli matematici ed algebrici in senso sperimentale. scrivere per la martinez è una sorta di gesto ideologico che ha come scopo l'abolizione di ogni conformismo. daìta traffica con le parole con il gusto del rischio, come lei stessa ammette, e sembra lasciare sulla scena della pagina i residui delle sue emozioni, oggetti sparsi grazie ai quali intuire la trama dei pensieri.

(franca alaimo)


http://www.ibs.it/code/9788878487697/martinez-daita/bottega-via-alloro.html




giovedì 31 ottobre 2013

L'altro

 
 Piú profonde ferite che a me
inflisse a te il tacere,
piú grandi stelle
ti irretiscono nella loro insidia di sguardi,
piú bianca cenere
giace sulla parola cui hai creduto.

 
Paul Celan

da Conseguito silenzio, Einaudi, 1998, traduzione   Michele Ranchetti
 


 



sabato 19 ottobre 2013


ph A. Bober

Lei sola percepiva i suoni
dei miei silenzi. Temevo
a volte che fuggisse il tempo
ostile mentre parlavamo.
Dopodiché ho smarrito la memoria
ed ora mi ritrovo a parlare
di lei con te, tra spirali di fumo
che velano la nostra commozione.
Ed è questa la parte di me che ritrovo
mutata: il sentimento, per sé informe,
in quest’oggi che è solo di rimpianto.

Eugenio Montale

 


sabato 20 luglio 2013

(un attimo fa)


Luca Barlocci ph
si inverna questo luglio senza mosse.
le ore si sparpagliano nei vicoli,
imbavagliano silenzi. e turisti
che risalgono piccoli bisbigli.
solo nidi di prede e di carezze
murati nei giardini.
il lago migra da sete a sete
nel permesso spento dei visi.
solo sull'altra sponda paesi
ancora remano nel vento

(un attimo fa)

Pier Maria Galli

sabato 6 luglio 2013

(eva)


(eva)

sull’olimpo
giace
l’onta di (eva).

rubino
tra i seni dormienti
nel bacio del vulcano.

lava
copiosa

strade ripudiate
squarcio di lama

assediati dal cielo
corpi
sul davanzale.

contro l’una
il sonno degli dèi

dietro gli amanti
penetra nel silenzio
la notte.

- Daìta Martinez -

dalla raccolta (dietro l'una), edizioni Lietocolle 




.immensa Daìta.  





venerdì 14 giugno 2013

Malìa per Voi - Pantologia



Oltre l’antologia, che per sua natura patchwork incolla momenti staccati sul piano indefinibile degli allestitori, “Malìa per Voi” è un concerto, un ensemble, una jam session di artisti che quotidianamente vivono il rimbrotto della realtà e colgono l’occasione per unire il loro dolore al dolore del mondo, trasformandolo in felicità di essere, ora, qui, sempre. Le fotografie di Sergio Gabriele sono lo spunto, il tramite, il viatico per convogliare il fiume sotterraneo dei desideri infusi in un en plein air di corpi offesi che ritrovano vitalità e coraggio. Presenza. E le foto sono viatico di se stesse, così libere dal personale spasimo del discorso compiuto, che in questo caso si compie nelle parole di tutti. Parole. Anche da chi confessava di non esserne degno, ignorando che il proprio segno d’arte è parola comunque, sempre, e infatti proprio da questi artisti giungono altisonanti le rappresentazioni della Poesia stessa, nella sapienza fonetica di chi sa guardare, ascoltare. Sentire.

E così Daniela Cattani Rusich che si eleva a sguardo sull’Arte stessa, compiendone la definizione, madrina della convention e infatti a lei non è abbinata alcuna foto perché lei è tutte le foto. “Giustizia ha molti segni e un solo credo / la spada è più tagliente ad ogni grido / s'immola pura al cielo nel suo assolo / E l'Arte sia la fiamma, il solco, il volo”. Chi di parola ha fatto una ragione di vita. Maria Grazia Galatà: “allontanarsi / al tempo atteso / soffocando realtà / confusamente emerse”. Voler sopire una realtà che stenta, comunque, sempre. Maria Rita Orlando: “Siliceo sarcofago che mantiene sempiterna bellezza. Scruti, attendi cenno, che tarda a giungere. Un gesto, allora, estremo atto di devozione. Scatti, quasi, fissandone l’imago, a volerne rubare l’anima, a ingabbiarne memoria in pixel”. Essenza del virtuale, ricondotto ad enfasi reale di un dolore che per sopravvivere si fa immaginazione. Bianca Madeccia: “nel petto corridoi ampi e lunghi in cui imprigionare mari / espedienti che agiscono sulla materia per imporle la forma / di antichi naufragi e città disabitate che galleggiano / di quella luna che a un tratto si spaccò versando rose”. La luna che si spacca, in una emorragia di petali di rabbia. Silvia Rosa: “C’è stato tempo per una preghiera nascosta tra la sciarpa ruvida e il collo, quando il freddo di neve sembrava una ragnatela e troppe parole scivolavano contro i vetri scheggiati degli occhi, una pioggia di scuse per (non) essere sempre qualcuno che ti assomiglia?”. Domande accorate rivolte al vento del sé, alla propria cura dell’incuria. Irene Ester Leo: “E mentre conclusasi la melodia, la sala fu invasa da applausi di approvazione e compiacimento, un fremito attraversò con certezza l’aria. Un filo rosso si tese. Quei due forestieri si riconobbero, contro ogni logica possibile, in una serata di pieno inverno, dell’anno 1883, per uno strano destino. Mentre la neve fuori cadeva cauta sotto il canto della luna”. Quei due forestieri, che sfidano la conoscenza, nel libro dei sogni, e delle stelle. Mariella Soldo: “Cammino, cammino. Semafori, strisce bianche e ancora pioggia. Palazzi che vorrebbero sembrare grattacieli. Scuole che hanno dimenticato il sapere. I ragazzi? Si perdono nelle poche ore di libertà e non sanno come tornare indietro”. I ragazzi che non sanno tornare indietro, è un vertice assoluto di poesia, scuole che hanno dimenticato il sapere. Sylvia Pallaracci: “ecco, il respiro salubre d’aria / all’insorgere delle barricate / che franano. la notte si sguaina al rintrono stivato / e incide l’ascesso dei giorni / a mezz’ala”. Parola intagliata, vergata, nel petto divaricato dalle emozioni nude e violente di una realtà trattata con troppa benevolenza. Eufemismi di una felicità disperante. Donato Di Poce: “Non avrò paura e urlerò al mondo / Il mio dolore e l’amore infinito / Diventerò un uomo migliore / Per attraversare con onore / I confini della poesia”. L’urlo del silenzio, fatto di bisbigli, e nuvole enfie di libertà mancate. Gioia Marsi: “un vento / tramutò l’orgoglio in passione / e la tua sicumera in palpito / di memoria che non c’è / più”. Il disincanto per una parola troppo spesso chiama amore. Monica Frosio: “..di ogni colore la piega. Mentre osservo la lontananza dell’altro mi accorgo di averlo un attimo prima dell’accanto. È nebbia la mia luce, una nebbia amica che mitiga i confini con il conosciuto e il sogno”. Sublime precursione dell’accaduto attraverso la nebbia della propria luce. Poesia come immaginario evoluto. Loredana Semantica: “Ma il rimando al sangue non è solo verità animale della riproduzione, è anche verità che impressiona come la vista del sangue versato dalle ferite, segno di negazione della vita e portatore di dolore. E’ per questo che la statua ha corpo di femmina, ché dalle origini del mondo la donna porta il fardello segreto di un dolore indicibile”. Come celare la poesia nella prosa apparente di un platonico mondo delle idee, per vederla poi sfociare nel dolore indicibile della donna. Marinella Polidori: “So stare. In mezzo a mille costrizioni, libera. Sostare”. Epigrafe del medesimo dolore, fieramente scagliato sulle grate di una prigione che esiste solo per l’aguzzino e che ha il potere di rendere immenso l’orgoglio dell’identità. Anna Lauria: “Nel nome del corpo, del dolore e del costato / affranto / ti concedo e mi concedi il relitto trafitto / un silenzio di pace nei secoli invocato”. E’ il Dio degli abissi del tempo primario, di verità svelate nell’invocazione, e urlo nel silenzio di una costernazione che si fa pace, spiritualità del corpo. Rita Pacilio: “Lei piangeva ad occhi / asciutti, poi li ha rimessi in tasca, per nascondere il nervo / di donna”.

E chi della parola ha assunto il volto foto-grafico, millantando spesso una propria esclusione dal verbo scritto, in pieno possesso di quello intuito, che poi è scritto, come la legge. Maria Giulia Berardi: “Entrare in questa fotografia è per me spiare ricordi, è ritrovarmi in una giornata invernale e fredda della mia primavera”. Scritto, prima dell’inchiostro. Daniela Lorefice: “Mi intaglia come burro ogni suo bacio, / mi disarma come fuscello al vento / mi rende schiava dei nostri continui istanti di felicità / e libera di soffrire / come sempre avviene”. Come sempre avviene, nel coraggio del segno. Mauro Rea: “accata-stati / sopra / l’uno su l’altro / esposti al tempo e allo sguardo / tutto / che non rimane / che smalto di rabbia / anche”. Il lisergico appuntamento con il tempo disegnato all’infinito, che resta. Enza Miglietta: “questa e' la mia, la tua vita. / tutto e' semplice.. infinito, liquido.. lascia andare, / lascia scorrere come il fiume in piena, / lascia a me, a te, a noi / la parola delle note, della vita!”. La parola delle note, pazientemente incollata sul pentagramma del colore. Donatella Izzo: “Questa tensione così delicata seppur così viva e forte, produce una sublimazione dell’essere e dei suoi pensieri, ponendoci tutti in un momento di eterna attesa, di perenne sabato, avvolti dalla trasparente luminosità di un lume antico che ancora sa illuminarci”. Il perenne sabato, atteso nel vissuto preconizzato, quindi già svolto, come il tema dell’assoluto esistere. Margherita Levo Rosenberg: “La signora continua a parlare mentre i ricordi si affollano nella mia testa e il dolore mi attanaglia la gola con una violenza che mi toglie il respiro; devo scappare, correre fuori ad esplodere il pianto trattenuto per quarant’anni”. Il momento grafico esistenziale, contemporaneo come il redigere la memoria, che è sempre contemporanea. Loredana Rea: “Frammento strappato all’inarrestabilità dell’esistenza, che conserva l’inconfondibile sapore del farsi delle emozioni, per restituire una poesia sottile, fragile, stordita dal rumore incalzante di una vita che sembra sfuggire sempre”. La critica emozionale, prefazione dell’energia saputa e rinnovata ad ogni sguardo sull’altrui che si fa proprio respiro. Patrizia Bertelli: “ aspettando il mio rinascimento che non c'è e sbriciolando il mio essere come il bicchiere vuoto di cristallo che tengo troppo stretto fra le mani e che mi ferisce le dita sanguinandole. Mi affaccio alla finestra della mia anima. E ti aspetto, in questi istanti lunghi un ergastolo”. Tempo refluo di una attesa che si fa mistica, per il suo coraggio di porsi ancora come traguardo, laddove è, forma compiuta. Bruno La Pietra: “eppure quello sguardo torvo, ora all’improvviso / mi riempiva le tasche del cappotto, / ora quello sguardo mi impediva di tornare veramente / da dove ero venuto”. Finalmente il ritorno, della parola amica, che diviene sogno acquisito, coscienza di una separazione fra detto e fatto che impedisce all’uomo di vincere sull’ignoranza. Rosita Delfino: “Un taglio particolare che valorizza i dettagli, in ogni donna vive una dea che con la sua esuberanza la rende unica. Cromie delicate che mettono in risalto particolari femminili, che suscitano emotività e spiritualità senza mortificare la donna in pose scontate e plastiche”. Genesi di una fotografia, nel pensiero vigile che anima l’inquadratura, definisce il contorno di uno spazio infinito, debordante dallo scatto al prima del futuro plastico. Miriam Ravasio: “Rosso di scena invece per l’azione invisibile (l’essere non c’è) che colpisce l’immaginario e seducendo induce l’appetibile all’acquisto. Il vasto intrigo che avvolge e scopre il nudo delle nostre qualità”. Linea di confine fra la vanità dell’esistere, vacua menzogna, e la qualità come condivisione, e nulla più. Patrizia Cau: “in quel bicchiere quel vino con quel profumo molto caratteristico che spazia nella sua franchezza dal fruttato intenso in gioventù, allo speziato, all'erbaceo, alla confettura di prugne”. Odori e sapori che la fotografia apparentemente fissa in cristalli rifrangenti e che invece sono corredo del soggetto e della sola capacità di ascoltarlo anche quando cambia posa. Romina Dughero: “Rosso che brucia pelle già fredda / accanto l'angelo aspetta la mia / bocca”. Canto infinito della propria sostanza intima, universale, che ancora una volta fa dell’attesa un fotogramma, trave portante delle conseguenze indissolubili. Veronica Bronzetti: “è lieve il passo nel cammino dei sensi / nella rossa nebbia delle attese / due vie, due direzioni, una per la vita / perché migra il desiderio, ma sempre torna a quella bocca”.

E’ una grande, enorme poesia, perché di tanti respiri che si fanno uno, e i versi finali sono di due poetesse fotografe, Romina Dughero e Veronica Bronzetti che ignare fra di loro si sono unite nella parola “bocca”, sempiterna, che ci permette di esprimerci, mangiare, essere tristi e felici, baciare, amare. Parlare.


Migranze E-edition: “Malìa per Voi”

http://www.issuu.com/migranze/docs/sergio_gabriele_malia_per_voi






mercoledì 5 giugno 2013

ph Man Ray


Niente cancellerà via l’amore,
nè i litigi nè i chilometri.
E’ meditato,
provato,
controllato.
Alzando solennemente i versi,
dita di righe,
lo giuro:

amo d’un amore immutabile e fedele.

Vladimir Majakovskij




domenica 19 maggio 2013




Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.




[Pina Baush]



 



domenica 28 aprile 2013

la scrittura è un rito religioso...



La scrittura è un rito religioso: è un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce come una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo. Tutti la leggono, vi reagiscono come si reagisce a una persona, a una filosofia, a una religione, a un fiore: può piacergli o meno. Può aiutarli o meno. La scrittura prova delle emozioni per dare intensità alla vita: offri di più, indaghi, chiedi, guardi, impari e modelli: ottieni di più: mostri, risposte, colore, forma e sapere. All’inizio è un atto gratuito. […] La cosa peggiore, peggiore di tutte, sarebbe vivere senza scrittura.

Sylvia Plath, I Diari, Adelphi



giovedì 25 aprile 2013

the evening of the mind / Donald Justice



La sera della mente
Ora viene la sera della mente.
È qui che la lucciola si contrae nel sangue,
Qui che l’ombra scivola lunga la pagina
Mentre leggi seduto accanto al muro del giardino.
Ora i peschi nani, inchiodati ai loro tralicci,
Rabbrividiscono e si piegano. Riconosci le loro voci ormai,
Le pesche sacrificali che chiamano
Debolmente il tuo nome, quel nome
Che nessuno conosce, tranne te.
È l’aura e l’avvenire.
È quella cosa che scende, che ti vola attorno, proprio qui;
E che ora ti porge un artiglio e tu lo prendi;
Con riconoscenza, te lo porti in grembo, così.
Dicevi che non te ne saresti andata di nuovo,
Che non volevi andartene, ma poi –
È come se tu fossi ancora lí, al porto,
A guardare una barchetta che se ne va
Oltre le secche, i falaschi e i pesci morti…
Ed eri già a bordo, solcando le onde e i soliti intralci,
E più oltre, sotto un cielo sfacciato,
Sospeso come un gong prima del colpo—
Ma in che senso, sospeso? – e adesso lo colpiscono, adesso,
Il sogno etereo di una fanciullezza si ripete, si ripete
E tu devi alzarti ancora per quello stesso sangue,
E per i vuoti in gola.
[Traduzione Todd Portnowitz]
The Evening of the Mind
Now comes the evening of the mind.
Here are the fireflies twitching in the blood;
Here is the shadow moving down the page
Where you sit reading by the garden wall.
Now the dwarf peach trees, nailed to their trellises,
Shudder and droop. Your know their voices now,
Faintly the martyred peaches crying out
Your name, the name nobody knows but you.
It is the aura and the coming on.
It is the thing descending, circling, here.
And now it puts a claw out and you take it.
Thankfully in your lap you take it, so.
You said you would not go away again,
You did not want to go away — and yet,
It is as if you stood out on the dock
Watching a little boat drift out
Beyond the sawgrass shallows, the dead fish …
And you were in it, skimming past old snags,
Beyond, beyond, under a brazen sky
As soundless as a gong before it’s struck –
Suspended how? — and now they strike it, now
The ether dream of five-years-old repeats, repeats,
And you must wake again to your own blood
And empty spaces in the throat.
Donald Justice ((1925-2004)


mercoledì 24 aprile 2013

so che...




So che stai leggendo tardi questa
poesia, prima di lasciare l' ufficio
con l'abbagliante lampada gialla e la finestra nel buio
nell'apatia di un fabbricato sbiadito nella quiete
dopo l'ora di traffico. So che stai leggendo questa poesia
... in piedi nella libreria lontano dall'oceano
in un giorno grigio di primavera, fiocchi sparsi di neve
spinti attraverso enormi spazi di pianure intorno a te.

So che stai leggendo questa poesia
in una stanza dove tanto è accaduto che non puoi sopportare
dove i vestiti giacciono sul letto in cumuli stagnanti
e la valigia aperta parla di fughe
ma non puoi ancora partire. 

So che stai leggendo questa poesia
mentre il treno della metropolitana perde velocità 

e prima di salire le scale
verso un nuovo tipo d'amore
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
del televisore dove immagini mute saltano e scivolano
mentre tu attendi le telenotizie sull'intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d'attesa
di occhi che s'incontrano sì e no, d'identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto la luce al neon
nel tedio e nella stanchezza dei giovani fuori gioco,
che si mettono fuori gioco quando sono ancora troppo giovani.
So che stai leggendo questa poesia con una vista non più buona, le spesse lenti ingigantiscono queste lettere oltre ogni significato però continui a leggere perché anche l'alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia mentre vai e vieni accanto alla stufa
scaldando il latte, sulla spalla un bambino che piange, un libro
nella mano
poiché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia non scritta nella tua lingua
indovinando alcune parole mentre altre continui a leggerle
e voglio sapere quali siano queste parole.
So che stai leggendo questa poesia mentre ascolti qualcosa,
diviso fra rabbia e speranza
ricominciando a fare di nuovo il lavoro che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non rimane
nient'altro da leggere
là dove sei atterrato, completamente nudo.

Adrienne Rich




martedì 16 aprile 2013



perché la notte è questo separarsi/ e la presenza è puramente l'alba________

Emily Dickinson 




lunedì 15 aprile 2013

freedom


Non c'è donna più bella che quella che difende i propri ideali!





POKHARA


La fine della strada

è una locanda sul ciglio della strada
una bancarella in una fila di bancarelle
con luci tremolanti
traffico balbettante
occasionali nubi di polvere

la donna che ti guarda

negli occhi
sta vendendo qualcosa
si allontana
quando capisce
che non puoi comprare

ti perdi il tramonto

sul lago
Marte sorge
sul filo per il bucato
e il portatore lascia le sue scarpe
dietro la tua porta

alla fine della strada

non c’è rifugio sicuro
nessuna accoglienza da eroe
nessuna tazza di tè
alla fine della strada c’è la strada

che si allunga in entrambe le direzioni

nel tuo cuore.

Pokhara, Nepal, ottobre 1988


Jamine Pommy Vega, da “Beat Generation, 67 poesie”, Mondadori – Trad. Massimo Bocchiola







mercoledì 10 aprile 2013

Malia per Voi

Un coro quasi tutto al femminile, per Voi, per Noi.  Onorata ed orgogliosa di farne parte, con una poesia da me scritta alla fine del 2012, integrata con una mia prosa poetica.  
Grazie di cuore al suo curatore, Sergio Gabriele [immensa()mente scrittore, poeta, editore, fotografo], e alla sua superlativa fotografia che ha nutrito le nostre parole.  

lunedì 1 aprile 2013

schegge


A&F, South Coast Plaza, California


Avrò di nuovo
capelli lunghissimi
e mani piene di anelli,
che cercheranno
di stringere la pioggia.

Tramedipensieri

[mia immensita' oceanica]

giovedì 7 marzo 2013

tappeto di foglie


ph Antonino Maddonni


Il cielo era finito.
La rondine se n'accorse e abbandonò le ali
nel letto di foglie.
Lasciò che il becco morisse nel suo canto,
posando gli occhi umidi nell'autunno
e divenne minatrice del suo terreno incanto.

Carlotta Zanobini

Le foglie caddero a  terra 
come anime sospese che aleggiano indisturbate 
Così attendemmo perpetui l'amore 
nel mutismo arido della parola 
E intanto ombre saccheggianti i pensieri
si inerpicavano incaute nei nostri cuori.

Patrizia Bertelli







lunedì 4 marzo 2013

La perenne "quest"




I said to my soul, be still, and wait without hope
For hope would be hope for the wrong thing; wait without love,
For love would be love of the wrong thing; there is yet faith
But the faith and the love and the hope are all in the waiting.
Wait without thought, for you are not ready for thought:
So the darkness shall be the light, and the stillness the dancing.

T.S. Eliot, Four Quartets,   East Coker, III, vv. 23-28

Ho lasciato la mia anima immobile, sospesa senza speranza
Poiché vana sarebbe la speranza ; sospesa senza amore,
Poiché vano sarebbe l'amore ; rimane tuttavia la fede
Ma fede amore e speranza sono sentimenti in  perenne attesa
Attendi anima libera da pensieri, poiché ancora non sei pronta nel ricevere una risposta:
Solo così la tenebra diverrà illuminazione, e l'immobilità del pensiero
 si trasformera' in mente danzante.

Traduzione Patrizia Bertelli




domenica 3 marzo 2013

pelle



Recentemente ho cambiato pelle.
Ma niente nuove piume e nuove ali. Queste sono sparite, al loro posto spero di avere un paio di pazienti gambe terrestri. Sono cambiato, ma non da crisalide in farfalla, bensì al contrario. Ho delle piccole feritoie dalle quali posso guardare il palcoscenico del mondo e, venendo qui, quel mondo l’ho quasi dimenticato.
John Keats



martedì 19 febbraio 2013

il manifesto della coscienza (ottobre 2011)


Mi metto a scrivere il tuo nome
con lettere di pasta.
Nel piatto, la zuppa si raffredda,
e piegati sul tavolo tutti contemplano
questo romantico lavoro.
Sfortunatamente manca una lettera,
una sola lettera per finire il tuo nome!
- Stai sognando? Guarda che la zuppa si raffredda!
Io stavo sognando…
E c’é un manifesto giallo in tutte le coscienze:
“ È proibito sognare in questo paese.”

Carlos Drummond De Andrade



domenica 17 febbraio 2013



Sshhhushsofsweetswooningotesonlaguidlutepickdoutpaistakingonpiano
yellowingkeyssormoremydovemyloveawaygravediewhydoleavealone
Begin!
[from Joycean Chamber Music]

|enjoy the silence|