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domenica 19 maggio 2013




Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.




[Pina Baush]



 



mercoledì 13 marzo 2013

sabato 1 settembre 2012

here comes the sun

(...) Nell'addormentarsi, Zarathustra parlo' cosi' al suo cuore:


Silenzio! Silenzo!  Non e' diventato perfetto il mondo proprio ora?  Che mi succede?
Come un vento leggero, non visto, danza sul mare liscio come una tavola, lieve lieve al pari di una piuma: cosi' - il sonno danza su di me.
Non mi chiude l'occhio, mi lascia l'anima desta.  Esso e' lieve , davvero! al pari di una piuma.
Mi persuade, non so come, mi sfiora agile e penetrante con mano carezzevole, mi forza.  Si, mi forza a far si che la mia anima si distenda: -
- come mi diventa lunga e stanca, la mia anima strana!  Forse le e' giunta la sera di un settimo giorno proprio a mezzogiorno?  Ha gia' camminato troppo a lungo beata tra cose buone e mature?
Si stende tutta per lungo, lungo - piu' lungo! giace quieta, la mia anima strana.  Troppe cose buone ha gia' gustato, la opprime questa dorata tristezza, essa storce la bocca.
- Come una nave, che sia entrata nella sua baia piu' quieta: - ora si appoggia alla terra, stanca dei lunghi viaggi e dei mari insicuri.  Non e' piu' fedele alla terra?
Quando una tale nave si appoggia alla terra, si adagia: - basta allora che un ragno da terra tessa il suo filo facendolo arrivare fino a lei.  Allora non c'e' bisogno di cavi piu' robusti.
Come una tal nave stanca nella baia piu' quieta: cosi' anch'io ora riposo vicino alla terra, fedele, fiducioso, vigile, a lei legato dal piu' tenue dei fili.
Felicita'! Felicita'!  Vuoi cantare, vero, anima mia?  Tu giaci nell'erba.  Ma questa e' la segreta ora solenne, in cui nessun pastore suona il suo flauto.
Abbi riguardo!  Il mezzogiorno ardente dorme sui campi.  Non cantare! Silenzio!  Il mondo e' perfetto.
Non cantare, creatura alata che stai immersa nell'erba, anima mia!  Non bisbigliare neppure! Guarda -  in silenzio!  il vecchio mezzogiorno dorme, muove la bocca: non beve proprio ora una goccia di felicita' -
- una vecchia bruna goccia di dorata felicita', di vino dorato?  Qualcosa scivola leggermente sopra di lui, ride la sua felicita'.  Cosi' - ride un dio.  Silenzio!
- "Alla felicita', quanto poco gia' basta alla felicita'!"  Cosi' dissi una volta e mi sembro' di essere avveduto.  Ma era una bestemmia:  questo ho imparato ora.  Folli avveduti parlano meglio. 
Proprio cio' che e' pochissimo, finissimo, lievissimo, un frusciare di lucertola, un fiato, un guizzo, un batter d'occhi - il poco fa la specie della migliore felicita'.  Silenzio!
- Cosa mi e' accaduto: ascolta!  E' proprio volato via il tempo?  Non sto forse cadendo?  Non sono caduto - ascolta!  nel pozzo dell'eternita'?
- Cosa mi accade? Silenzio! Qualcosa mi punge - ahime' - nel cuore?  Nel cuore!  Spezzati, spezzati, cuore dopo una tale felicita', dopo una tale puntura! (...)

Cosi' parlo' Zarathustra e si levo' dal suo giaciglio vicino all'albero come da un'ebbrezza strana: ed ecco, il sole stava ancora proprio sopra la sua testa.  Da che si potrebbe a buon diritto dedurre che Zarathustra non avesse dormito a lungo.

Nietzsche, da Cosi' parlo' Zarathustra

Ph Giulia Bortolini, Here comes the sun








giovedì 16 agosto 2012

da Il gioco dell'angelo


Inferno, Canto settimo,  illustrazione di Paul Gustave Doré

L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato.

Essa genera insensibilità di cuore, inquietudine nel possesso, ingratitudine, frode e altri soprusi.


Carlos Ruiz Zafón, Il gioco dell’angelo