lunedì 24 dicembre 2012

sereno natale



Ma certo che Babbo Natale esiste. 
Solo che non c'è nessuno che possa fare 
da solo tutto quello che deve fare lui. 
E allora il Signore ha distribuito i suoi compiti 
tra tutti noi. 
Per questo noi siamo tutti Babbo Natale. Io. Tu. 
Persino tuo cugino Billy Bob. 
E adesso dormi. 
Conta le stelle. 
Pensa a cose più serene. 
Alla neve, per esempio."

da Un Natale di Truman Capote


cromatismi


Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.

Alessandro Baricco 





venerdì 21 dicembre 2012

domenica 16 dicembre 2012

versi fatali



Stasi nel buio. Poi
L’insostanziale azzurro
Versarsi di vette e distanze.

Sylvia Plath


venerdì 14 dicembre 2012

sospesa


|sospesa|
tra sogno e realtà
scissa nella mia unità
|mi vesto di parole|mi spoglio di metafore|
PB






domenica 9 dicembre 2012

pensiero di dicembre [ascoltami]

ph gabrielam

pensiero di dicembre|scritto al volo|senza ali

Oh quanto li ho amati quei pensieri fatti di carne
quelle parole trasudanti canti
e tu  sai! sai sai sai!
quanto entusiasmo!
e se scrivo questi frammenti d'anima
è solo per te e non per altra folla
ignara del mondo intorno e dentro
intenderai mai un giorno?
 cuore e neuroni
per te diventano universo
ma devo pur difendermi
da attacchi e affondi e schiaffi
e spade infuocate sempre pronte
a squarciarmi il  petto
a graffiarmi la gola

 [il mio pensiero è avvolto di te 
 in questi giorni di gelo
d'incanto e disincanto
fibrillanti
di un segno evanescente  
custode dei miei imperfetti attimi]

[PB]


Jupiter is yellow, Hera
the magnificent shades to silver.
I strike the wheel with my left hand and it moves.
It is a dance of sentiments, my love,
many a goddess of the air, between the two of us.
And I, the sail of my soul
billowed with longing,
look for you everywhere, and things come
ever closer,
crowding my chest, hurting me

[N. Stanescu]




sabato 8 dicembre 2012

io non ti do amore


ph web

Io non ti do il mio amore come fanno
le altre donne, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;

né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
‘semper fidelis’, dove si nasconde
un’insidia che ottenebra il cervello.

L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo: come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
- Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te -

Edna St. Vincent Milly, da L’amore non è cieco, Crocetti, 1991




.

...io volevo anche essere muto con te

all my love, mohsen daemi

Quando ti ho incontrato, eri per me l’una e l’altra cosa: il Senso e
lo Spirito. Essi non si separano mai, (...).
Sei e resti la giustificazione del mio Dire.
Ma solo questo, il Parlare, non è assolutamente nulla, io volevo anche
essere muto con te.

[Paul Celan a Ingeborg Bachmann, Corrispondenze]





venerdì 7 dicembre 2012

Paris


ph Bernardo Ricci Armani




\About Me/


Born and raised in Florence, I moved to Milan after graduation and in 2008 I expatriated to Istanbul – where I currently live.
Florence, Milan and Istanbul: three such different cities that - for different reasons - I deeply love, and that helped me to develop my passion for photography, which is now integral part of my life.
I’m not a professional photographer, but I dedicate to photography all the enthusiasm that this fantastic art deserves and I hope you can find it into my images: it would my biggest gratification.

http://ricci-armani.com/






mercoledì 5 dicembre 2012


Che speri, che ti riprometti, amica,/se torni per così cupo viaggio/fin qua dove nel sole le burrasche/hanno una voce altissima abbrunata,/di gelsomino odorano e di frane?

Mario Luzi, Tutte le poesie, Garzanti, p. 189



martedì 4 dicembre 2012


Jean-Michel Basquiat, Eggs and Eyes, 1983


La nozione di chiarezza, per nostra disgrazia, pare essere intrinsecamente e fatalmente oscura.


Edoardo Sanguineti 





lunedì 3 dicembre 2012

Thémis 2 [filastrocca (in)contemporanea]



L'enunciato che perpetua inganno in atto a non finire
finisce esso stesso in poltiglia per essere scaricato giù
nel patetico basso e lasso ormai consumato e privo  di tela, telorum
Prima attizza stizza e che pizza! credendo di far fesso il mondo intero e vero  [e mica si usa la partita-doppia-sdoppia?] con l'uso ri-uso e (s)consumo del verbo senza saper che Dike [Δίκη] o  Thémis [Θέμις] tutto giudica e parola non la incanta perché è lei che canta e sempre sa dove andare a eximare [eximere per i latinisti, qui refuso per i rima[nisti]!].
Ma che cosa vuole ancora la parola-non-parola insalivata e mal truccata?
La figura è fatta! La menzogna è tratta! Qui non attacca!
E giù a non finire con enclisi proclisi e clitici.
Brucia la scoperta dell'atto vero in tutta legalità/lealtà? 
e allor! oh parola sfratta putrefatta e matta allontanati da me - qui,  lì,  su, giù  - che  tanto in frase nominale, scissa o idiolètta cadi sempre mal-letta.
C'è bisogno di traduzione? 
[PB Dicembre 2012]






venerdì 30 novembre 2012

Senza esclamativi


ph Diego Uchitel



Ach, wo ist Juli

und das Sommerland


Com'è alto il dolore.

L'amore, com'è bestia.
Vuoto delle parole
che scavano nel vuoto vuoti
monumenti di vuoto. Vuoto
del grano che già raggiunse
(nel sole) l'altezza del cuore.


Giorgio Caproni





giovedì 29 novembre 2012

Ode alle Sirene (di vento e di mare)


ph web


Fammi ricordare ogni tazza di caffè 
dove - con cerchi magici,
una Luna spettinata specchiava la sua gota,
prima
di appoggiarla sul cuscino. 
Qui le
gocce corrono sui vetri e lontano
si gonfiano in tempeste dove l'uomo 
s'abbandona,
e senza sospetto, rifulge il mare 
d'Occidente
che si sporge smembrato 
dell'altra metà...(piccola)
che ora tace osservando.
E' la tristezza che non passa 
quella
che diventa pelle e si contempla,
e presto questa pioggia urlante stende
prima di morirla...tra un angolo e l'altro
di una strada illuminata
dalla luce di una candela,
quando per le strade di New York soffia
un'aria buona dall'aroma di glicine che(a odore) 
- anche al direttore che stava rincasando -
urtò un brivido repentino come lo avesse
scosso
&
mosso
e commosso, e con passi di lupo
ora ...s'allontanava.
Conservo una crepa d'amore come tutti
e la sera la corico accanto 
alla sedia dei
panni che ripiego per non sgualcire. Non
mi mancheranno solo l'alba o i miei 20anni.
La sua gota che saliva i gradini 
della musica, portava pensieri
di papaveri rossi in una stagione secca di pioggia
e ormai sonnolente.

albertomattei





favolando d'autore [post pubblicato il 20 settembre 12]

Esopo

Con Favolando d'Autore inizio una nuova sezione dedicate alla favola, ossia quella narrazione breve, sia in versi sia in prosa, con un messaggio che vuole impartire un insegnamento morale, una riflessione sulla vita, una regola di comportamento di solito concentrata nel finale, la cosiddetta "morale" della favola.
Le origini della favola vanno ricercate già da 2000 anni prima di Cristo.  Le storie che il popolo mesopotamico trascrisse erano passate, prima d'allora, di bocca in bocca, mutate e adattate, ma mai dimenticate.  In India anticamente servivano a preparare i figli dei re ai loro futuri compiti di regnanti.  Cheope, il mitico Faraone, amava ascoltare favole:  a lui si narrava di coccodrilli, scarabei, gatti, tutti animali sacri nell'antico Egitto.  
In Occidente le prime attestazioni scritte di favole appartengono a ESOPO (VII-VI secolo a.C.), imitato successivamente nel mondo latino da FEDRO (15 a. C. - 50 d. C.).  Con loro la favola si arricchisce di significati quasi "politici", come strumento per dire verità scomode o lanciare accuse verso personaggi potenti, evitando nel contempo di esporsi apertamente.
Nel Seicento le favole piu' celebri sono quelle di JEAN de LA FONTAINE, che compose ben dodici libri di favole in versi, dedicate al figlio del re di Francia. La Fontaine affermava - mi servo degli animali per istruire gli uomini.
In Italia Trilussa prima, Alberto Moravia e Gianni Rodari poi, ma anche altri hanno rivitalizzato il genere senza allontanarsi dalla matrice originaria.
Nelle favole di oggi non c'e' piu' la finalita' didascalica, almeno in maniera cosi' evidente come in Esopo e Fedro, ma il lettore ha modo ugualmente di riflettere sui comportamenti umani per trarne insegnamenti.
Inauguro questo Favolando con una favola di Esopo  sulla stoltezza e l'ignoranza.  Una delle mie preferite ai tempi del Liceo, che ancora oggi, ogni tanto, rispolvero dalla mia 'biblioteca'...

L'ASINO CHE PORTAVA IL SALE

dipinto dal Web

Un asino carico di sale traversava un fiume.  Scivolo' e casco' nell'acqua, dove il sale si sciolse:  cosi', quando si rialzo' si senti' piu' leggero.  Lieto di questo caso, un'altra volta che era carico di spugne, giunto vicino a un fiume, penso' che, se si fosse lasciato cadere, si sarebbe di nuovo risollevato, piu' leggero;  e cosi' a bella posta scivolo' giu'.  Sennonche', avvenne che le spugne s'imbevvero d'acqua, ed esso, incapace di rialzarsi, mori' affogato.
In modo simile, alcuni precipitano nei guai senza avvedersene, proprio in grazia dei loro maneggi.

Da Favole di Esopo, Bompiani


mercoledì 21 novembre 2012

La maschera - William Butler Yeats


ph Mier

Togli quella maschera d'oro ardente
Con gli occhi di smeraldo.

Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
Benché non freddi.

Volevo solo scoprire quel che c'è da scoprire,
Amore o inganno.

Fu la maschera ad attrarre la tua mente
E poi a farti battere il cuore,
Non quel che c'è dietro.

Ma io debbo indagare per sapere
Se tu mi sia nemica.

Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?


Egli desidera il tessuto del cielo - William Butler Yeats


Se avessi il drappo ricamato
del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e
della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri
del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del
tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi
piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i
tuoi piedi;
cammina leggera perché
cammini sui miei sogni.




venerdì 16 novembre 2012

warhol[ina] a londra


 omaggiando  AndyWarhol 

 Londra, Hyde Park

sempre a Londra per studiare
dei vent'anni miei perfetti
oggi amo ricordare 
e come posso ritornare!


e come allora, ogni tanto mi sospendo
e  ascolto i Nirvana 
con l'indimenticabile voce di  Kurt Cobain


 *a Wally*



giovedì 15 novembre 2012

parla anche tu




Parla anche tu,
parla per ultimo,
dai voce alla tua parola.

Parla –
ma non separare il No dal Sì.
Dai alla tua parola anche il senso:
dalle l’ombra.

Dalle ombra a sufficienza,
dagliene tanta,
fino a saperla attorno a te divisa
tra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.

Guardati intorno:
vedi come ovunque tutto è vivo –
Vicino alla morte, eppure vivo!
Dice la verità, chi dice ombra.

Ma ora si restringe il luogo dove stai:
in quale posto andrai, spogliato delle ombre, dove?
Sali. Tenditi verso l’alto come puoi.
Più esile diventerai, irriconoscibile, più sottile!
Più sottile: un filamento,
lungo il quale cerca di calarsi nell’abisso, la stella:
per nuotare laggiù, proprio laggiù,
dove si guarda splendere: nella risacca
di parole erranti.
__________________________
Paul Celan, Sprich auch du,
da: Von Schwelle zu Schwelle (Di soglia in soglia, 1955)



il ventaglio


ph Gabrielam

Ut pictura... Le labbra che confondono,
gli sguardi, i segni, i giorni ormai caduti
provo a figgerli là come in un tondo
di cannocchiale arrovesciato, muti
e immoti, mai più vivi. Era una giostra
d'uomini e ordegni in fuga tra quel fumo
ch'Euro batteva, e già l'alba l'inostra
con un sussulto e rompe quelle brume.
Luce la madreperla, la calanca
vertiginosa inghiotte ancora vittime,
ma le tue piume sulle tue guance sbiancano
e il giorno è forse salvo. O colpi fitti,
quando ti schiudi, o crudi lampi, o scrosci
sull'orde! (Muore chi ti riconosce?).

Montale, da Finisterre


mercoledì 14 novembre 2012

buongiorno


con il mio caffè il mattino è!





il mio amuleto [filastrocca senza un tempo]







terremoto intorno al cerchio
per un tema liceale
poi più visto nel pensiero

girotondo in mezzo al mondo
son tornata da IrenSanta
con in dono un amuleto
da passante obsoleto

nella lunga notte blu
con la luna per in su
la scrittura mia amicale
mi ha scoperta non banale

ma___ non avendo carta e penna
con inchiostro d'editore
in  trita carte son finita
- per fortuna fuori uso
ho salvato il mio bel muso -

ed immune sono uscita
bella forte e intestardita
contro il brutto il lasso e il tronfio
- porto solo il mio amuleto














a walk on the wild side




Holly came from Miami FLA 
Hitch-hiked her way across the USA. 
Plucked her eyebrows on the way 
Shaved her leg and then he was a she 
She said, hey babe, take a walk on the wild side, 
Said, hey honey, take a walk on the wild side. 

Candy came from out on the island, 
In the backroom she was everybody's darling, 
But she never lost her head 
Even when she was given head 
She said, hey baby, take a walk on the wild side 
She said, hey babe, take a walk on the wild side 
And the coloured girls go, doo doo doo, doo ... 

Little Joe never once gave it away 
Everybody had to pay and pay 
A hustle here and a hustle there 
New York city is the place where they said: 
Hey babe, take a walk on the wild side 
I Said hey Joe, take a walk on the wild side 

Sugar Plum Fairy came and hit the streets 
Lookin' for soul food and a place to eat 
Went to the Apollo 
You should have seen him go go go 
They said, hey Sugar, take a walk on the wild side 
I said, hey honey, take a walk on the wild side 

Jackie is just speeding away 
Thought she was James Dean for a day 
Then I guess she had to crash 
Valium would have helped that dash 
She said, hey babe, take a walk on the wild side 
I said, hey honey, take a walk on the wild side 
And the coloured girls say doo doo doo, doo ...






       

mercoledì 7 novembre 2012

Magia della Parola



Mezzanotte circa.
Dietro la Custom House, a Dublino, in Mabbot street, c'e' la zona dei bordelli. Richiami inequivocabili.
Vertigini di Stephen, che si ferma improvvisamente. Parla. Ma a parlare e' il suo inconscio. E Joyce cosi' introduce Stephen che parla - "La stanza gli volteggia intorno in senso inverso. Occhi chiusi, traballa. Binari rossi volano via nello spazio. Stelle intorno a soli girano tutte in giro. Zanzarine fulgide danzano sul muro."
Ed e' con la madre che inconsciamente Stephen parla. Con la madre morta. Strano rapporto di Joyce con la madre: per affermare se stesso e il suo laicismo, si era rifiutato di inginocchiarsi e di pregare dinanzi alla madre morente, e la madre morente lo aveva supplicato di inginocchiarsi e pregare per lei.
Un amore, alla fine, sciupato da quel tradimento.
E con l'amore tradito, un lungo senso di colpa: sin dall'inizio dell' Ulysses, sin dal primo episodio ambientato nella torre di Sandycove.
Mentre Buck Mulligan si rade, Joyce-Stephen guarda il mare e l'immagine dell'acqua del mare si confonde con quella del vomito della madre.
Ma quale la parola per un laico come Stephen?
Fuori dal bordello continua la vita vera - "Bloom libero' Stephen dalla maggior parte dei trucioli e gli porse cappello e bastone e in genere lo rimise in piedi alla maniera del buon Samaritano".
Il richiamo alla parabola evangelica ha un suo significato. Mr. Bloom e Stephen si aiutano, entrambi sono disponibili all'incontro: perche' la loro patria e' la strada, perche' non hanno mete, perche' dell'andar vagando hanno fatto il proprio stile di vita.
Nomadi come il buon Samaritano, che si ferma ad aiutare colui che sta per morire bastonato dai ladri, a differenza del sacerdote e del levita che hanno invece mete precise da raggiungere. Come il buon Samaritano, pronti a dare, non a chiedere. Pieni d'amore e alla ricerca dell'amore. Pieni d'amore, anche senza l'amore degli altri.
Ma che importa?
Posseggono la parola, che li assiste nella vita, che gli consente di frequentare il bordello di Bella Cohen, di trasformarsi in porci e poi di riacquistare sembianze umane   lasciando che l'inconscio ricordi o rimuova l'amore desiderato.
E pero', forse per questo, un amore senza fine, che non ha oggetto su cui appuntarsi. E consumarsi.

PB
[14.01.2012]




"Old father, old artificer, stand me now and ever in good stead"


martedì 6 novembre 2012

il taglio dei rami di Piero lo Iacono


Ph MariaGrazia Galatà


Uccide le radici il taglio dei rami.
Uccide fin là dove abita
la talpa coi suoi inutili occhi.

Il taglialegna da lontano
mi scorge e in segno di saluto
brandisce l’ascia come un fazzoletto.
Io lo ricambio.
Per un poco gli ho fermato il braccio.
Mentre mi faccio visiera con l’altra mano
per godere appieno
la prerogativa di quest’attimo.

Ci spacca la strettoia aperta come
una fenditura o non so una scalfitura
da cui filtra questo raggio dell’esserci.

Alberi con le teste ripiene di foglie
senza avvenire di rami o di tronchi
non si danno pena né lena di ferita.

E il pettine della ramaglia
graticola il sole
in un telaio
di trenodie trionfanti.

Per ogni albero che tagliano
io ne pianterò sette
come fanno i finlandesi.
E come diceva Stazio
per le generazioni future.


Sylvia [ancora]


la perfezione è terribile


Il vento ha spinto sul mare una luna giallo intenso: una luna bulbosa, che germoglia nel cielo indaco sporco e sparge occhieggianti petali luminosi sulla nera acqua fremente.

Mi riescono meglio le descrizioni illogiche, sensuali. Testimone la frase qui sopra. Il vento non può assolutamente spingere la luna sul mare. Inconsciamente, senza parole, nella mia mente ho identificato la luna con un pallone giallo e leggero spinto qua e là dal vento.

Sylvia Plath, Diari, Adelphi, 1995




Nota ~~~  il diario della Plath è stato manomesso in più parti dal marito Ted Hughes, che arrivò perfino a bruciare intere pagine del diario, nello specifico le pagine dedicate agli anni passati insieme a lui.

[frammenti tratti da Alervista]






lunedì 5 novembre 2012

aurora

Dawn, Ph Julian Escardo

Mi innesco pensieri incandescenti
nelle geometrie dell’anima.
In simultanea salgono adagio
nella luce intensa dei miei occhi.
Osservo i miei sguardi taglienti
come aghi aculei del tempo.
Pianifico le ore passanti
nella pelle color creta
dell’oro sempre addosso.
In apnea respiro rugiada
distillata con minuziosa dovizia
sulla superficie del giorno appena desto.
Dentro di me un sole luminoso.


PB

[giugno 2012]




domenica 4 novembre 2012

accade



accade__________
a volte che, nonostante si accettino le persone per come siano - con scorie e perle annesse - donando loro sentimento [universalmente nel senso amicale] e comprensione, facendole sentire emphalos del mondo, esortandole ad indossare la pelle migliore in Vita, aprendo loro  polmoni e fegato sul mondo, spesso  rifiutino questo nostro Essere nel Dare, per disegni oscuri ed egoistici. Le ossa scricchiolano nello sterno e schiacciano la pancia di cellulosa. E tutto appare vano - il far comprendere a chi non vuol comprendere - perché spesso rimani nuvola su di te.  
Allora non resta altro che difenderci, senza mai perdersi di vista e lottare e credere intensamente nelle proprie passioni.  E il respiro esce puro. Accade
PB



breath your honesty



giovedì 1 novembre 2012

sguardi


Nascondo la bocca colma di parole
per te particelle di frantumati pensieri
ma gli occhi nello sguardo rimangono
legami in questa mia assenza

PB

[luglio 2012]



ultimi cori per la terra promessa



Quando un giorno ti lascia,
Pensi all’altro che spunta.
È sempre pieno di promesse il nascere
Sebbene sia straziante
E l’esperienza d’ogni giorno insegni
Che nel legarsi, sciogliersi o durare
Non sono i giorni se non vago fumo.

[G/Ungaretti, Ultimi cori per la terra promessa, 3, da Il taccuino del vecchio]














sabato 27 ottobre 2012

parole a colori

Burano

oggi parlerò del sole| dei venti |dei cuori a primavera| dell'amore se c'è se è| della luce| del colore| del mare|delle libellule| dei sorrisi insaponati e delle facce impolverate|parlerò per non tacere| parlerò per ascoltare|parlerò until  my heart is content|e sognerò finché vorrò| perché è di sole e luce che mi nutro|PB


      

giovedì 25 ottobre 2012

ottobre

Nicolas de Stael. Landscape. 1951

Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.

Emily Dickinson


martedì 23 ottobre 2012

|Francesca|


Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza.

Francesca Woodman





lunedì 22 ottobre 2012

ORFEO. EURIDICE. HERMES

Rubens, Orfeo e Euridice

Era la strana miniera delle anime.
Simili a silenziose vene d’argento
ne penetravano la tenebra. Tra radici
scaturiva il sangue che sale verso gli uomini
e greve come porfido appariva nella tenebra.
Nient’altro era rosso.

C’erano rocce
e boschi inanimati. Ponti sopra il vuoto
e quello sconfinato e grigio stagno
cieco che pendeva sul suo fondo lontano
come cielo di pioggia su un paesaggio.
Tra i prati, placida e colma di indulgenza,
biancheggiava pallida la striscia di un unico
sentiero, stesa nella sua lunga incertezza.

Venivano per quest’unico sentiero.

Avanti agile l’uomo col mantello azzurro,
muto e impaziente, gli occhi dinanzi a sé.
Senza masticarlo, il suo passo divorava
il sentiero a grandi morsi, le sue mani
chiuse pendevano grevi dalle pieghe
della veste, ignare ormai della lieve
lira ch’era sbocciata alla sua sinistra
come cespo di rose tra i rami d’olivo.
E i suoi sensi erano come lacerati:
lo sguardo correva innanzi come un cane,
si volgeva e gli era accosto, poi di nuovo
lontano, per fermarsi in attesa alla prima svolta –
come un odore l’udito gli restava alle spalle.
A tratti gli pareva di sentir giungere
il passo degli altri due che dovevano
seguirlo in salita lungo lo stesso sentiero.
Poi dietro a sé solo l’eco dell’ascesa,
e il suo mantello sollevato dal vento.
Si diceva – verranno; e lo diceva ad alta voce,
e subito udiva il suono smorzarsi.
Eppure venivano, due nel terribile silenzio
di un lento andare. Se avesse potuto volgersi
anche solo una volta (se guardare indietro
non fosse già la rovina dell’impresa
ancor prima di compierla) li avrebbe visti
in un leggero attardarsi senza parole:

Il dio dei passaggi e del messaggio
lontano, l’elmo sugli occhi chiari,
l’agile bastone proteso in avanti,
e alle caviglie il battito d’ali;
e affidata alla sua mano sinistra: lei.

Lei così tanto amata da trarre più lamento
da una sola lira che da donne in lutto;
da fare mondo dal lamento, dove tutto
era ancora una volta: bosco e valle,
sentiero e villaggio, campo e fiume e animale;
e intorno a questo mondo lamento,
come intorno all’altra terra, roteavano
un sole e un cielo silenzioso d’astri,
un cielo lamento dalle stelle sfigurate:
Lei così tanto amata.

Ma veniva per mano al dio, il passo
costretto dalle lunghe bende funebri,
incerta, docile e senza impazienza.
Era in sé, come una più alta speranza,
dimentica dell’uomo che la precedeva,
come del sentiero che risaliva alla vita.
Era in sé. E il suo essere morta
la ingravidava come pienezza.
Simile a un dolce frutto di tenebra,
era così piena della sua grande morte,
tanto nuova che niente comprendeva.

Era in una nuova adolescenza,
e intoccabile; il suo sesso era chiuso
come un giovane fiore prima di sera,
e le sue mani tanto disavvezze
alle nozze che persino l’impercettibile
sfiorarla di quel contatto divino
la feriva per troppa intimità.

Non era già più la donna bionda
evocata talvolta nei canti del poeta,
né più profumo e isola dell’ampio letto
né più proprietà di quell’uomo.

Era già sciolta come lunga capigliatura,
sparsa come pioggia che cade,
come provvista infinitamente ripartita.

Era già radice.

E quando all’improvviso il dio
la trattenne, pronunciando con voce
dolente le parole: “si è voltato” –,
non comprese e disse piano: “chi?”.

Ma lontano, come tenebra sulla soglia
chiara,  stava qualcuno irriconoscibile
in viso. Stava e guardava, lungo la striscia
di un cammino erboso, il dio del messaggio
con occhi colmi di tristezza volgersi
in silenzio a seguir la figura di lei che
già tornava per quel sentiero, il passo
costretto dalle lunghe bende funebri,
incerta, docile e senza impazienza.


Rainer Maria Rilke, Orfeo. Euridice. Hermes