martedì 6 novembre 2012

il taglio dei rami di Piero lo Iacono


Ph MariaGrazia Galatà


Uccide le radici il taglio dei rami.
Uccide fin là dove abita
la talpa coi suoi inutili occhi.

Il taglialegna da lontano
mi scorge e in segno di saluto
brandisce l’ascia come un fazzoletto.
Io lo ricambio.
Per un poco gli ho fermato il braccio.
Mentre mi faccio visiera con l’altra mano
per godere appieno
la prerogativa di quest’attimo.

Ci spacca la strettoia aperta come
una fenditura o non so una scalfitura
da cui filtra questo raggio dell’esserci.

Alberi con le teste ripiene di foglie
senza avvenire di rami o di tronchi
non si danno pena né lena di ferita.

E il pettine della ramaglia
graticola il sole
in un telaio
di trenodie trionfanti.

Per ogni albero che tagliano
io ne pianterò sette
come fanno i finlandesi.
E come diceva Stazio
per le generazioni future.


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