martedì 14 maggio 2013

Eros e thanatos



Ho appena riascoltato la Morte di Isotta, di Wagner. Egli insegue l'intuizione musicale della fuga dalla vita a passi leggeri, quasi distrattamente. Vi gira intorno, la lambisce, se ne allontana e ritorna a sfiorarla. L'accarezza, la stuzzica, poi si scosta lasciandola tremante. E di nuovo la insidia, la scopre, la precisa, ma non vuole ancora svelarla. Cresce la tensione, il contatto si fa più deciso, impaziente, ormai il musicista sente il suo potere, ne è ghermito, aggrovigliato. Con uno spasimo ne rivela il volto, si sente afferrato, scosso, posseduto, la sente vibrante in ogni singolo lembo. Un'ultima incertezza, nel contemplarla così inebriante e tremenda. Poi la lascia trionfare in un magma incandescende, avvolgente. Si attenua la lotta ora, dolcemente; la musica tace.

Filippo Martorana, Immemorabilia, poco più di aforismi









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