sabato 7 aprile 2012

Parla anche Tu

Parla anche tu,
parla per ultimo,
dai voce alla tua parola.

Parla –
ma non separare il No dal Sì.
Dai alla tua parola anche il senso:
dalle l’ombra.

Dalle ombra a sufficienza,
dagliene tanta,
fino a saperla attorno a te divisa
tra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.

Guardati intorno:
vedi come ovunque tutto è vivo –
Vicino alla morte, eppure vivo!
Dice la verità, chi dice ombra.

Ma ora si restringe il luogo dove stai:
in quale posto andrai, spogliato delle ombre, dove?
Sali. Tenditi verso l’alto come puoi.
Più esile diventerai, irriconoscibile, più sottile!
Più sottile: un filamento,
lungo il quale cerca di calarsi nell’abisso, la stella:
per nuotare laggiù, proprio laggiù,
dove si guarda splendere: nella risacca
di parole erranti.
__________________________
(Paul Celan, Sprich auch du,
da: Von Schwelle zu Schwelle (Di soglia in soglia), 1955



Ingeborg Bachmann-Paul Celan, Parigi 1952



venerdì 6 aprile 2012

[Due non è il doppio, ma il contrario di uno]


Ti piace l’amore? 


Non lo so. 


Ora ce l’hai? 



Sì, mi sono accorto di avercelo. È cominciato dalla mano, la 

prima volta che me l’hai tenuta. 

Mantenere è il mio verbo preferito. 


Sei innamorato di me?

Ho cominciato dalla mano che si è innamorata della tua 

quando me l’hai tenuta. Poi si sono innamorate le ferite che si 

sono messe a guarire alla svelta.









giovedì 5 aprile 2012

Virginia Woolf - da Orlando


Profondamente sospirò e si gettò – c’era nei suoi gesti una passione che merita la parola – sul nudo suolo ai piedi della quercia. Godeva nel sentire, sotto l’effimera apparenza dell’estate, la spina dorsale della terra; ché tale era per lui la dura radice della quercia, oppure – l’immagine seguendo l’immagine – era il dorso d’un gran destriero che cavalcava; o la tolda di una nave in preda alle onde; qualsiasi cosa, insomma, purché solida, poiché egli anelava a qualche cosa cui ormeggiare il suo fluttuante cuore; quel cuore che ogni sera in quella stagione, quando s’aggirava per le campagne, pareva ricolmo di aromatiche e languide sensazioni d’amore. Alla quercia egli lo legò, e, standosene così disteso, a poco a poco il pulsare scomposto, entro di lui e intorno, si calmò; sostarono sospese le esigue foglie, si fermò il daino; si arrestarono le pallide nuvole d’estate; le membra gli si appesantirono sul suolo; e giacque così immoto che passo passo il daino s’appressò, le cornacchie roteando scesero sul suo capo, le rondini si tuffarono e volteggiarono, il sussurro delle libellule lo sfiorò, quasi tutta la fertilità e il tripudio d’amore della sera d’estate tessessero la propria trama intorno al suo corpo.


mercoledì 4 aprile 2012

Storie




Mi piacciono le storie. Sono anche un ottimo ascoltatore di storie. So sempre, anche se a volte resta vago, quando un'anima o un personaggio sta viaggiando in aria e ha bisogno di me per raccontarsi. Ascoltare e raccontare, è un po' la stessa cosa. Bisogna essere disponibile, lasciare sempre la sua immaginazione aperta. Le mie storie, i miei libri, li ho semplicemente accolti. Lo sapevate: credo nelle muse. Ho un immenso affetto per i miei ospiti notturni. Li tratto come ospiti di riguardo.

Antonio Tabucchi

martedì 3 aprile 2012

RED in RED


Forse quando sentiamo che vogliamo tutto è perché siamo 


vicini a non volere niente. Il non volere niente ha due 


estremi: o uno è del tutto realizzato e ricco e 

ha una tale quantità di mondi interiori che quello esteriore 

non gli serve per provare gioia, perché la gioia emana dal 

centro del suo essere; oppure uno è morto e marcito dentro 

e questo mondo non ha niente da dargli.      




  Sylvia Plath, Diari

Io/Ego/Es (Scheggia del pensiero)


Ogni momento accade due volte: 
all’interno e all’esterno,
 e
 sono due storie diverse.

Dalì


My Wife, Nude, Contemplating Her Own Flesh Becoming Stairs, Three Vertebrae of a Column, Sky and Architecture.
Salvador Dalí c. 1945.
Marc Chagall, Blue

Ascoltami, i poeti laureati / si muovono soltanto fra le piante / dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. / Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi / fossi dove in pozzanghere / mezzo seccate agguantano i ragazzi / qualche sparuta anguilla: / le viuzze che seguono i ciglioni, / discendono tra i ciuffi delle canne / e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

 E. Montale 



lunedì 2 aprile 2012

La luna blu


Vorrei baciarti come un giuramento da spergiurare: – Non accadrà più – e sapere che sarà quest’attesa a far combaciare perfettamente le labbra ancor prima del tempo scelto da noi per noi. Baciami, avida di tutto quello che vuoi sapere di me e a parole non ti dico. Baciami, umida di voglie di mare a divenire spuma, perché il tempo è un tiranno inesorabile, il tempo è atroce carnefice di secondi in attesa di essere consumati dalla carne. Slacciami i respiri, infila la mano nelle mie cose, mentre provi ad addomesticarmi e ti accorgi che non puoi .... Baciami, sporca di sogni densi, lucidi e incoscienti, baciami piena, dura, scorrevole, come sono le mie mani prensili di vita. Non lasciar morire i miei domani di anoressici respiri, falli mangiare attraverso muscoli di avidità, incidili di buoni umori, lasciami ricordare com’è il tuo odore quando non ci sei. Inginocchiati sul mio destino che non concede di venire in fretta, non si lascia gestire né gestisce, si prende la testa e l’anima. Per una volta almeno. Se faccio il faro tu fai la luna, illuminiamoci attraverso, che aspettarsi è un modo di restare legati nel tempo. Nei nostri corpi vivono tante vite in segreto non solo una, le scopriamo poco a poco, assaporandoci, studiando i modi, quando siamo insicuri di essere davvero sicuri di noi stessi. Non voglio più recitare un copione che si ripete, la stessa parte, sempre uguale. Mescolo le mie vite, il corpo resta uno e come una roulette russa gioco a eliminarmi. Ogni inizio è già iniziato dal dolore, non siamo vergini ai fenomeni dell’amore. Per una volta almeno raccontami una favola vera, per una volta almeno, fammi morire di te.

Massimo Bisotti da “La luna blu”




Londra

Monet, Londra

Londra rimane per me un fenomeno organico piu' grande  e potente delle parti che lo compongono.  Una citta' 'anarchica' che rompe le leggi e le frontiere.  Un posto a parte: questa e' la sua psiche, persa in una folla di sogni impossibili.  Con i piedi disincantati.



domenica 1 aprile 2012

DONNA/Pillole di Me [VII]




Picasso, Donna


Prendono forma i corpi 

che s’accucciano sotto le palpebre, 

mentre le ciglia li trattengono al riparo

da un'estate ricorrente.




La foto del disegno non e' l'originale, questa e' una copia come si puo' notare.