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giovedì 25 aprile 2013

the evening of the mind / Donald Justice



La sera della mente
Ora viene la sera della mente.
È qui che la lucciola si contrae nel sangue,
Qui che l’ombra scivola lunga la pagina
Mentre leggi seduto accanto al muro del giardino.
Ora i peschi nani, inchiodati ai loro tralicci,
Rabbrividiscono e si piegano. Riconosci le loro voci ormai,
Le pesche sacrificali che chiamano
Debolmente il tuo nome, quel nome
Che nessuno conosce, tranne te.
È l’aura e l’avvenire.
È quella cosa che scende, che ti vola attorno, proprio qui;
E che ora ti porge un artiglio e tu lo prendi;
Con riconoscenza, te lo porti in grembo, così.
Dicevi che non te ne saresti andata di nuovo,
Che non volevi andartene, ma poi –
È come se tu fossi ancora lí, al porto,
A guardare una barchetta che se ne va
Oltre le secche, i falaschi e i pesci morti…
Ed eri già a bordo, solcando le onde e i soliti intralci,
E più oltre, sotto un cielo sfacciato,
Sospeso come un gong prima del colpo—
Ma in che senso, sospeso? – e adesso lo colpiscono, adesso,
Il sogno etereo di una fanciullezza si ripete, si ripete
E tu devi alzarti ancora per quello stesso sangue,
E per i vuoti in gola.
[Traduzione Todd Portnowitz]
The Evening of the Mind
Now comes the evening of the mind.
Here are the fireflies twitching in the blood;
Here is the shadow moving down the page
Where you sit reading by the garden wall.
Now the dwarf peach trees, nailed to their trellises,
Shudder and droop. Your know their voices now,
Faintly the martyred peaches crying out
Your name, the name nobody knows but you.
It is the aura and the coming on.
It is the thing descending, circling, here.
And now it puts a claw out and you take it.
Thankfully in your lap you take it, so.
You said you would not go away again,
You did not want to go away — and yet,
It is as if you stood out on the dock
Watching a little boat drift out
Beyond the sawgrass shallows, the dead fish …
And you were in it, skimming past old snags,
Beyond, beyond, under a brazen sky
As soundless as a gong before it’s struck –
Suspended how? — and now they strike it, now
The ether dream of five-years-old repeats, repeats,
And you must wake again to your own blood
And empty spaces in the throat.
Donald Justice ((1925-2004)


mercoledì 20 marzo 2013

The Frescobaldi Legacy di Sandro Ivo Bartoli recensito oltreoceano





Weird and wacky, and totally essential for an understanding of how the musical mind works, sort of the unintended Jonathan Sacks effect. It is a reminder, whatever your response, of how powerful 17th century Italian composer Girolamo Frescobaldi's music has been on musical imagination ever since. This highly imaginative release is dedicated to arrangements of Frescobaldi's music, each composition bearing the hallmarks of its transcriber's distinct style. In addition to offerings by Respighi, Harold Bauer and Samuel Feinberg, the disc features Anton Reicha's 36 Fugues pour le Pianoforte, a work that pays homage to the early-Baroque composer through its use of the composer's Recercar Chromatico. The same theme also appears in Ligeti's Omaggio a Girolamo Frescobaldi, a modern interpretation using the twelve-tone scale, and the compilation extends its twentieth-century focus through the inclusion of Bartok. Bartoli has recorded Respighi's Piano Concerto, Busoni's immense Fantasia Contrappuntistica and a selection of the Liszt/Busoni arrangements, so you can imagine the flair, relish and virtuosity he brings to his Frescobaldian task.

- Laurence Vittes

The Frescobaldi Legacy
Respighi, Bauer, Reicha, Feinberg, Bartok, Ligeti
Sandro Ivo Bartoli
Brilliant Classics CD





Insolito e stravagante, e assolutamente essenziale per comprendere il funzionamento della mente musicale, quasi un effetto involontario di Jonathan Sacks.  Un invito, qualunque possa essere la  risposta personale dell’ascoltatore, a ricordare la capacità della musica del compositore italiano del XVII secolo Girolamo Frescobaldi , di colpire l’immaginazione fin dal tempo della sua creazione.  Questa pubblicazione, altamente fantasiosa, è dedicata agli arrangiamenti musicali di Frescobaldi, ciascuna composizione caratterizzata dai tratti distintivi dello stile peculiare  del suo trascrittore.  Oltre ai pezzi eseguiti da Respighi, Harold Bauer e Samuel Feinber, il disco presenta le 36 fughe per pianoforte di Anton Reicha, un lavoro che rende omaggio al compositore del primo barocco per mezzo dell’uso del compositore del Recercar Chromatico.  Lo stesso tema è presente inoltre nell’Omaggio a Girolamo Frescobaldi di Ligeti, un’interpretazione moderna della scala in dodici note;  la compilazione estende l’attenzione al ventesimo secolo includendo anche Bartok.  Bartoli ha registrato il Concerto per Piano di Respighi, l’immensa Fantasia Contrappuntistica di Busoni ed una raccolta degli arrangiamenti di Liszt/Busoni.  Potete immaginarvi l’originalità, il gusto ed il virtuosismo che egli porta alla sua esecuzione frescobaldiana.

Traduzione Patrizia Bertelli



Da fb un commento del Maestro ed amico Sandro Ivo Bartoli

Eh, Patrizia Bertelli, tu che conosci bene l'inglese puoi apprezzare la generosità di questo critico (che, in ogni caso, non parla a vanvera). Mi fa piacere che il CD ti piaccia. Agli altri dico solo che licenziare un disco è sempre un' emozione indicibile: andrà bene? Andrà male? Sarà (Dio ci guardi!!!) ignorato? Questo è venuto bene, ha un programma interessante, e la critica internazionale lo premia come (spero!) merita. DA NOTARE: in Italia il CD non è stato ancora recensito. Bella soddisfazione per un musicista, come me, che ha dedicato alla musica italiana almeno un ventina d'anni della sua vicenda artistica. Quando si debbono notare queste cose, viene una voglia matta di lasciar perdere, di andare via, di dire 'vaff(anculo)' a tutti quei politicanti (chiamarli 'politici' è uno sbaglio: non se lo meritano!) che mettono becco in cose delle quali NON sanno niente, e nel frattempo ostacolano il lavoro di ONESTI artigiani come il sottoscritto. Poi ci si stupisce se i teatri son mezzi vuoti!  Grazie per i bei commenti, ma il merito va anche ad Alessandro Simonetto, il mio produttore: è, semplicemente, il più bravo produttore che ho avuto in Italia da tantissimi anni, ed un lumicino che lascia sperare chi, come me, crede ai valori della professionalità, del talento, della disciplina, e della voglia sincera di lavorare per un ideale. Ora basta, vado a cena e Vi saluto tutti con affetto.  Sandro X






NOTA BIO

Sandro Ivo Bartoli

Acclamato dalla stampa tedesca come “uno dei più importanti musicisti usciti dall’Italia negli ultimi trent’anni”, il pianista Sandro Ivo Bartoli è un artista tanto originale quanto la straordinaria vicenda artistica che lo ha portato al prestigio internazionale.

Nato a Pisa nel 1970, ha studiato al Conservatorio di Firenze ed alla Royal Academy of Music di Londra, perfezionandosi poi con il leggendario pianista russo Shura Cherkassky. Nei primi anni Novanta, con l’incoraggiamento di Cherkassky, Bartoli intraprese una frenetica attività concertistica e discografica per riproporre al pubblico il repertorio italiano del primo Novecento. Alla riscoperta dei concerti di Casella, Malipiero, Respighi e Pizzetti, aggiunse, nel 1995, la prima esecuzione moderna negli Stati Uniti della Toccata per pianoforte e orchestra di Ottorino Respighi in uno storico concerto che la PBS incluse nella serie ‘Great Performances’. In Europa, la sua attività lo vide prodursi in concerti, incisioni e trasmissioni radiofoniche, nonché in lezioni e conferenze alle Università di Oxford (St. John’s College) e Londra (King’s College London). Notevoli le collaborazioni con la Radio Nazionale Spagnola, con la quale nel 2004 realizzò una serie di concerti che illustravano la produzione pianistica italiana con opere di Casella, Malipiero, Respighi, Pizzetti, Busoni, e la Sonata di Luciano Berio, scritta appena due anni prima, e con la BBC, per la quale incise concerti di Respighi, Malipiero, Beethoven, Franck e la prima esecuzione assoluta del Paesaggio di Giancarlo Cardini. A coronamento di una ventennale attività, la città di Torino gli conferì il Premio Gina Rosso per l’Eccellenza Artistica, e nel 2008 la sua incisione dei concerti di Gian Francesco Malipiero vinse il Diapason D’Or/Découverte.

Pianista dal piglio vigoroso, attratto dal repertorio virtuosistico tardoromantico e padrone di un suono dalle molteplici sfaccettature timbriche, nel repertorio tradizionale Bartoli ha colto importanti affermazioni con i concerti di Rachmaninov (il Terzo Concerto a Londra, la Rapsodia sopra un tema di Paganini a Manchester), Shostakovitch (il Primo Concerto a Stoccolma), Beethoven (il Quinto Concerto a Nordhausen), Franck (le Variazioni Sinfoniche a Kendall), Chopin (il Secondo Concerto a Nottingham), e Liszt (il Concerto Malédiction a Bad Elster). Recentemente, con le sue esecuzioni del Secondo Concerto di Rachmaninov a Dresda (“una visione lirica incomparabile” – Dresdner Neueste Nachrichten) e della Totentanz di Liszt a Monaco di Baviera (“un’esecuzione meravigliosamente tremenda” – Süddeutsche Zeitung), Bartoli ha sottolineato l’indirizzo spregiudicato e virtuosistico che la sua pianistica ha seguito negli ultimi anni, confermandone la validità con una intensa attività discografica. Dal 2011 Bartoli ha inciso l’integrale delle trascrizioni di Liszt-Busoni, il Concerto in modo misolidio e la Toccata di Ottorino Respighi (con l’Orchestra di Stato della Sassonia e Michele Carulli), le opere pianistiche di Busoni (le Sette Elegie e la monumentale Fantasia contrappuntistica), il Concerto No.1 di Erik Lotichius (con l’Orchestra Sinfonica Accademica di San Pietroburgo e Vladimir Lande), ed un album di trascrizioni da Frescobaldi che ha ottenuto un vasto consenso internazionale. Nel dicembre 2012 la Radio Nazionale Argentina lo ha eletto ‘Artista della Settimana’, presentando una intervista esclusiva assieme ad una selezione della sua discografia.

Musicista eclettico, ha frequentato il teatro curando le musiche di scena de ‘Il libro dell’inquietudine’ di Fernando Pessoa, andato in scena al Festival d’Avignon nell’adattamento di Antonio Tabucchi. È inoltre protagonista di due documentari cinematografici in uscita nel 2013: ‘Malipiero – musica ribelle’ (M. Sebestik, Parigi, 2005-2012), e ‘Mood Indigo’ (G. Besseling, Amsterdam, 2012).






lunedì 4 marzo 2013

dopo la storica traduzione di De Angelis, Celati traduce l'Ulysses, un'odissea durata 7 anni



Imponente e grassoccio, Buck Mulligan stava sbucando dal caposcala con in mano una tazza piena di schiuma, su cui s’incrociavano uno specchio e un rasoio. La sua vestaglia gialla, priva di cintura, era lievemente sollevata sul retro da una dolce arietta mattutina. Tenendo alta la tazza, intonò:
– Introibo ad altare Dei.
Fermatosi, scrutò giú nel buio della scala a chiocciola con un richiamo sguaiato.
– Vieni su, Kinch, disgustoso d’un gesuita.
Avanzò solenne e salí sulla rotonda piattaforma del bastione. Qui fece un giro d’occhi e con gesti compassati benedisse tre volte la torre e la contrada circostante e le montagne al risveglio. Indi, adocchiato Stephen Dedalus, si chinò verso di lui abbozzando alcuni svelti segni della croce nell’aria, borbogliando e scuotendo il capo. Stephen Dedalus, sonnacchioso e tediato, appoggiò le braccia in cima alla scala e squadrò gelidamente la faccia che lo benediceva bofonchiando e ballonzolandogli davanti, faccia lunga da cavallo, con l’intonsa zazzera bionda, tinteggiata d’un pallido color quercia.
Buck Mulligan sbirciò per un attimo sotto lo specchio e coprí la tazza con gesto svelto:
– Presto, tutti in caserma! gridò, severo.
E aggiunse con voce da predica:
– Poiché questa, o miei dilettissimi, è genuina e cristina sostanza, corpo e anima, sangue e liquame e via discorrendo. Musica lenta, prego. Chiudete gli occhi, signore e signori. Un momentino. Un po’ di fastidio con quei corpuscoli bianchi? Fate tutti silenzio.
James Joyce, Ulisse.
Traduzione di Gianni Celati.
***
Nei sette anni della sua gestazione questa nuova traduzione dell’Ulisse è diventata essa stessa una specie di leggenda. Interrotta molte volte per le cause più diverse, Celati l’ha ripresa in mano ogni volta caparbiamente, ricominciata, rifatta, migliorata. Ci sono stati problemi di salute che hanno messo a dura prova Celati e che, in certi momenti, lo hanno fatto disperare di poter portare a termine l’impresa. Ma forse il più alto rischio di interruzione definitiva del lavoro si è avuto quando Celati ha smarrito il suo computer portatile su un treno e lo ha poi inseguito tramite tutti gli uffici delle ferrovie internazionali, senza più riuscire a recuperarlo. Non aveva fatto alcun back-up e con quel computer spariva tutta la prima revisione di circa metà romanzo. Come in un gioco dell’oca, si tornava al punto di partenza, cioè alla prima stesura della traduzione fatta alcuni anni prima. Ma dopo un periodo di sconforto, incoraggiato dalla moglie, dagli amici e dalla casa editrice, Celati tornava al lavoro e ricostruiva pezzo per pezzo le soluzioni smarrite o, in molti casi, ne trovava altre forse migliori. Quasi come Dino Campana dopo che Ardengo Soffici gli aveva perso l’unico manoscritto dei Canti orfici. Inutile dire che adesso Celati ha imparato a salvare tutto quello che scrive e fa back-up anche delle liste della spesa.
Dunque la traduzione di Celati dell’Ulisse è stata più volte annunciata e molto attesa (il domenicale del Sole 24 Ore le ha già dedicato anticipazioni e articoli durante tutta la scorsa estate; Il Foglio ne ha fatto quasi un numero monografico dedicandogli otto pagine in un colpo solo). Ora finalmente il lettore può apprezzare il lavoro che Celati ha dedicato al capolavoro joyciano. Un lavoro eminentemente da scrittore, e non perché quella di Celati sia una traduzione infedele, ma perché rispetto alla pura trasposizione semantica privilegia il flusso sonoro, fondamentale per Joyce nonostante il suo famoso monologo sia “interiore”: l’oralità e addirittura la cantabilità, al di là della trama intellettuale che spesso ha fatto disperare i critici, fanno di questa lingua soprattutto una potente e suggestiva “macchina musicale”. E nessuno poteva rendere questi aspetti dell’Ulisse meglio di Celati, scrittore che proprio sulla musica e i flussi sonori ha composto, come una partitura jazz, tutti i suoi libri più importanti. Dunque la traduzione di Celati si inscrive perfettamente nella antica linea einaudiana di “scrittori tradotti da scrittori”: un’intuizione e una passione editoriale di Giulio Einaudi, che fin dagli anni Trenta si era speso perché dall’incontro di due scrittori e due lingue nascessero dei corto circuiti espressivi che andassero oltre la professionalità della traduzione.
Per il lettore è l’occasione irripetibile di rileggere (o leggere) il capolavoro di Joyce in modo nuovo, assolutamente non punitivo ma divertente e gioioso. Probabilmente come Joyce avrebbe voluto che fosse letto.
Mauro Bersani


sabato 19 gennaio 2013

io sono Christina Rossetti

Robert Ashwin Maynard, 'Christina Rossetti' 
incisione su disegno a matita di Dante Gabriel Rossetti

Il cinque di dicembre Christina Rossetti celebrerà il suo centenario, o per essere più esatti saremo noi a celebrarlo;  il che forse non sarà di suo gradimento, perché era una donna estremamente timida, e il fatto di far parlare di sé, come certamente dovremo fare, le avrebbe dato molto fastidio.  Tuttavia ciò è inevitabile;  i centenari sono inesorabili;  studieremo i suoi ritratti, [...] e frugheremo nei cassetti della sua scrivania, in gran parte vuoti.  Cominciamo dalla biografia, poiché non c'è niente di più divertente.  Come ognuno sa, il fascino di leggere biografie è irresistibile.
Siamo dunque a Hallam Street, Portland Place, verso il 1830; ecco i Rossetti, una famiglia italiana composta di padre, madre e quattro bambini piccoli.  La strada non era elegante, la casa piuttosto povera; ma la povertà non importava, poiché, essendo stranieri, i Rossetti si curavano poco dei costumi e delle convenzioni della classe media britannica.  Facevano una vita ritirata, vestivano come volevano, visitavano altri esuli italiani, [...] e sbarcavano il lunario insegnando, scrivendo e facendo altri lavori saltuari.  A poco a poco Christina si era distaccata dal nucleo familiare.  Era una ragazza tranquilla, propensa all'osservazione, con già in testa tracciato il corso della propria vita - sarebbe stata una scrittrice - ma allo stesso tempo in grado di ammirare la superiore competenza dei membri anziani della famiglia. [...] Odiava le feste.  Vestiva come le pareva.  Le piacevano gli amici di suo fratello e quelle piccole adunanze di giovani artisti e poeti che volevano riformare il mondo, cosa che la divertiva alquanto, perché sebbene fosse così tranquilla, era anche di gusti capricciosi e stravaganti, e si divertiva a prendere in giro la gente pedante ed egoisticamente solenne.  E benché volesse diventare una poetessa, non aveva granché della vanità degli altri giovani poeti; i suoi versi sembravano formarsi interi e compiuti nella sua testa, e quando doveva  parlare di loro diceva ciò che le capitava. [...]
Se la guardiamo più da vicino, vedremo che già si era formato qualcosa di oscuro e duro, come un nocciolo, nel cuore della persona di Christina.
Era la religione, naturalmente.  Già da piccola, la sua fede regolava la sua vita fin nei minimi particolari.  Essa le aveva insegnato che gli scacchi erano perversi, ma che il whist e il cribbage non possono nuocere.  Ma essa interveniva anche nei problemi più importanti del suo cuore. 
C'era un giovane pittore chiamato James Collinson; e lei amava James Collinson e lui amava lei; ma Collinson era cattolico, e Christina lo rifiutò.  Per compiacerla, lui divenne membro della chiesa anglicana, e allora lei lo accettò.  Ma siccome era un uomo indeciso, non seppe conservare la nuova fede e ritornò a Roma. E Christina, benché con il cuore infranto e la vita per sempre oscurata, , ruppe il fidanzamento.  Qualche anno dopo si presenta un'altra prospettiva di felicità, a quanto sembra più fondata.  Charles Cayley chiede la sua mano.  Ma ahimè, quest'uomo astratto ed erudito che percorreva il mondo in uno stato di scompigliata distrazione, e traduceva i Vangeli in irochese, e nelle riunioni chiedeva alle signori eleganti "se si interessavano alla corrente del Golfo", e come regalo offrì a Christina un topo di mare conservato nell'alcol, era, naturalmente, un libero pensatore.  E Christina dovette rifiutare anche lui.  Non voleva sposare uno scettico.  Ella che prediligeva gli "ottusi e pelosi" - i vombati, rospi e sorci della terra - e chiamava Charles Cayley "il mio più cieco avvoltoio, la mia talpa speciale", non ammetteva talpe, vombati, avvoltoi o signori Cayley nel suo paradiso.  
E così possiamo andare avanti, guardando e ascoltando per sempre.  Non ci sono limiti alla stranezza, al divertimento e alla stravaganza racchiusi nella cisterna.  Ma proprio quando incominciamo a domandarci quale, fra le crepe di questo straordinario territorio, vogliamo ora esplorare, interviene la figura principale.  E' come se un pesce, i cui giri inconsapevoli abbiamo osservato tra le alghe intorno alle rocce, si gettasse ad un tratto contro il vetro e lo infrangesse.  Christina aveva accettato l'invito di una certa signora Virtue Tebbs.  Non si sa bene cosa fosse successo lì, forse avranno detto qualcosa, di carattere salottiero e frivolo.  A ogni modo,

improvvisamente, si alzò dalla sedia e camminò fino al centro della sala una donnetta vestita di nero, la quale annunciò solennemente - Io sono Christina Rossetti - Dopodiché ritornò alla sedia.

Con queste parole il vetro è infranto.  Sì (sembra dire), sono un poeta.  Voi che fate finta di onorare il mio centenario, non siete meglio dei frivoli invitati dalla signora Tebbs.  Eccovi frugare tra le trivialità, aprire i cassetti della mia scrivania, prendere in giro i miei pretendenti, quando la sola cosa che io voglio far conoscere è questa.  Guardate questo libretto verde.  E' una copia delle mie opere complete.  Costa quattro scellini e mezzo.  leggetelo. [...]
Tu eri un poeta istintivo.  Vedevi sempre il mondo dallo stesso punto di vista. Gli anni e il contatto intellettuale con gli uomini e con i libri non ebbero su di te alcuna influenza.  Ignoravi con cura qualsiasi libro potesse nuocere alla tua fede, così come ignoravi qualunque essere che potesse nuocere ai tuoi istinti.  Forse avevi ragione.  Il tuo istinto era così sicuro, così diretto, così intenso da produrre poesie che suonano nell'orecchio come una vera musica, come una melodia di Mozart o un'aria di Gluck. Eppure, nonostante tutta la tua simmetria, il tuo canto era complesso.  Quando toccavi la tua arpa,  suonavano insieme molte corde.  Come tutti gli istintivi, avevi un senso acuto della bellezza visiva di questo mondo.  Le tue poesie sono piene di polvere d'oro, di teste di velluto, di armature metalliche. [...]
E ciononostante, non eri affatto una santa.  Prendevi in giro, facevi gli sberleffi.  Avevi dichiarato guerra alla pedanteria e alla simulazione.  Pur essendo modesta, eri drastica, sicura del tuo talento, convinta della tua visione.  Una mano ferma portava i tuoi versi, un orecchio acuto metteva alla prova la loro musica. [...] In una parola eri un'artista. E perciò rimaneva sempre aperto un sentiero, perché da esso potesse giungere quel fiero visitatore che di tanto in tanto arrivava e fondeva i tuoi versi in quell'insieme indissolubile che nessuna mano può spezzare:

Portatemi i papaveri traboccanti di sogno
e di morte, e quell'edera che inghirlandando soffoca
e le primule che si aprono alla luna

Infatti è così strano l'ordine delle cose, così grande il miracolo della poesia, che alcune di queste liriche che tu scrivevi nella tua stanzetta ritirata staranno ancora in piedi, nella loro perfetta simmetria, quando il monumento al principe consorte sarà polvere e rovine. [...]  Quando Torrington Square sarà forse uno scoglio di corallo e i pesci entreranno ed usciranno là dove si trovavano le finestre della tua stanza,  o forse la foresta si sarà impossessata di quei pavimenti, e il vombato e il tasso passeggeranno su piedi morbidi e incerti, fra la verde boscaglia intrecciata all'inferriata del tuo giardinetto.  Considerando tutto ciò e per tornare alla tua biografia, se io fossi stata presente quando la signora Tebbs offriva il suo tè, e se una donna anziana e bassa vestita di nero si fosse alzata e sporta fino in mezzo alla sala, sono certa che avrei commesso qualche indiscrezione, per esempio avrei rotto un tagliacarte o una tazzina, nell'increscioso ardore dell'ammirazione, sentendo quella donna che diceva - Io sono Christina Rossetti -

Virginia Woolf, da In Between, traduzione mia, su adattamento dell'originale di M.A. Saracino, Einaudi, Torino 1995


Emma Florence Harrison - A Birthday
An illustration to Christina Rossetti’s poem ‘A Birthday’.