Così, con una luce a caso che li guidava da una stella scoperta, o da una nave
vagante, o dal Faro stesso, con l’impronta pallida sulle scale e sulla stuoia, quei
piccoli soffi salivano le scale e si facevano strada fino alle porte delle camere.
Ma qui dovevano arrestarsi. Qualunque altra cosa può morire o scomparire,
quello che c’è lì è immutabile. Qui si poteva dire a quelle luci scivolose, a quei
soffi esitanti che alitavano e si curvavano sul letto, qui non potete né toccare
né distruggere. Al che, stanchi, spettrali, come se avessero avuto dita leggere
come piume e della stessa consistenza delle piume, avrebbero guardato, una
volta, gli occhi chiusi e le dita intrecciate, e ripiegando le vesti con gesto
stanco, sarebbero scomparsi. E così, facendosi strada, frugando, andarono alla
finestra delle scale, nelle camere della servitù, tra le scatole in soffitta; e
scendendo, sbiancarono le mele sul tavolo della sala da pranzo, stropicciarono i
petali delle rose, esaminarono il quadro sul cavalletto, spazzarono la stuoia e
soffiarono un po’ di sabbia sul pavimento. Alla fine desistettero, cessarono
insieme, si riunirono insieme, sospirarono insieme; tutti insieme emisero una
raffica di gemiti senza scopo, cui rispose una porta della cucina; si spalancò;
nessuno entrò; e si richiuse con un tonfo.
vagante, o dal Faro stesso, con l’impronta pallida sulle scale e sulla stuoia, quei
piccoli soffi salivano le scale e si facevano strada fino alle porte delle camere.
Ma qui dovevano arrestarsi. Qualunque altra cosa può morire o scomparire,
quello che c’è lì è immutabile. Qui si poteva dire a quelle luci scivolose, a quei
soffi esitanti che alitavano e si curvavano sul letto, qui non potete né toccare
né distruggere. Al che, stanchi, spettrali, come se avessero avuto dita leggere
come piume e della stessa consistenza delle piume, avrebbero guardato, una
volta, gli occhi chiusi e le dita intrecciate, e ripiegando le vesti con gesto
stanco, sarebbero scomparsi. E così, facendosi strada, frugando, andarono alla
finestra delle scale, nelle camere della servitù, tra le scatole in soffitta; e
scendendo, sbiancarono le mele sul tavolo della sala da pranzo, stropicciarono i
petali delle rose, esaminarono il quadro sul cavalletto, spazzarono la stuoia e
soffiarono un po’ di sabbia sul pavimento. Alla fine desistettero, cessarono
insieme, si riunirono insieme, sospirarono insieme; tutti insieme emisero una
raffica di gemiti senza scopo, cui rispose una porta della cucina; si spalancò;
nessuno entrò; e si richiuse con un tonfo.
Virginia Woolf, To the lighthouse
