mercoledì 29 maggio 2013

sabato 25 maggio 2013

......@@@......





Inquieta stasera raccolgo  lacrime dure come  cristalli di giada scheggiati.  
Ogni tanto ricordi sbiaditi si affacciano  senza tregua. 
Ed allora inizia la mia battaglia.
Non riesco a capire e rimango sospesa
Ma sorrido... 
come in quella foto in cui io 
sorridevo e non guardavo.






domenica 19 maggio 2013




Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.




[Pina Baush]



 



martedì 14 maggio 2013

Eros e thanatos



Ho appena riascoltato la Morte di Isotta, di Wagner. Egli insegue l'intuizione musicale della fuga dalla vita a passi leggeri, quasi distrattamente. Vi gira intorno, la lambisce, se ne allontana e ritorna a sfiorarla. L'accarezza, la stuzzica, poi si scosta lasciandola tremante. E di nuovo la insidia, la scopre, la precisa, ma non vuole ancora svelarla. Cresce la tensione, il contatto si fa più deciso, impaziente, ormai il musicista sente il suo potere, ne è ghermito, aggrovigliato. Con uno spasimo ne rivela il volto, si sente afferrato, scosso, posseduto, la sente vibrante in ogni singolo lembo. Un'ultima incertezza, nel contemplarla così inebriante e tremenda. Poi la lascia trionfare in un magma incandescende, avvolgente. Si attenua la lotta ora, dolcemente; la musica tace.

Filippo Martorana, Immemorabilia, poco più di aforismi









lunedì 29 aprile 2013

JJIF



Libri in primo piano
La memoria intermittente e la musica lontana. Joyce, Woolf, Berio di Maria Domenica Mangialavori è un saggio sulle infinite relazioni che possono generarsi tra scrittura letteraria e linguaggio musicale e che si sviluppano su binari paralleli che si intersecano simbolicamente negli spazi della memoria e del tempo. Le modalità di analisi seguono le coordinate del rapporto biunivoco “musica in letteratura” e “letteratura in musica”, focalizzandosi su “The Dead” di James Joyce, To the Lighthouse di Virginia Woolf e Thema (Omaggio a Joyce) di Luciano Berio. 

JJIF (James Joyce Italian Foundation)






domenica 28 aprile 2013

Insonnia


La Luna nello specchio del comò
guarda milioni di miglia lontano
(e forse con orgoglio, a se stessa,
ma non sorride, non sorride mai)
via lontano lontano oltre il sonno,
o forse è una che dorme di giorno.
Se l'Universo volesse abbandonarla,
lei gli direbbe di andare all'inferno,
e troverebbe una distesa d'acqua
o uno specchio, sul quale indugiare.
Tu dunque metti gli affanni in un sacco
di ragnatele e gettalo nel pozzo
nel mondo alla rovescia dove
la sinistra è sempre la destra,
dove le ombre in realtà sono corpi,
dove restiamo tutta la notte svegli,
dove il cielo ha tanto poco spessore
quanto è profondo il mare e tu mi ami d'amore.
Elisabeth Bishop 



la scrittura è un rito religioso...



La scrittura è un rito religioso: è un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce come una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo. Tutti la leggono, vi reagiscono come si reagisce a una persona, a una filosofia, a una religione, a un fiore: può piacergli o meno. Può aiutarli o meno. La scrittura prova delle emozioni per dare intensità alla vita: offri di più, indaghi, chiedi, guardi, impari e modelli: ottieni di più: mostri, risposte, colore, forma e sapere. All’inizio è un atto gratuito. […] La cosa peggiore, peggiore di tutte, sarebbe vivere senza scrittura.

Sylvia Plath, I Diari, Adelphi



venerdì 26 aprile 2013

blaa blab blac


ph Antonino Maddonni


lascio il giorno alle spalle per camminare in punta di dita dietro a palpebre  fatte di carta / liquida nel pensiero come un bagno schiuma che intenerisce i sensi che ingarbuglia le parole / come quando in mezzo a un sogno mi svegliavo bambina di ieri e disegnavo  sopra un vetro il mio nome indelebile che non sapevo pronunciare - PB
Mi disegno così, bolla dopo bolla,
l’intenzione del fumetto è quella di uccidere la memoria!
Mi porto via anche le virgole,
la trasfigurazione avverrà a breve
in due archetipi ingombranti.
CZ

giovedì 25 aprile 2013

the evening of the mind / Donald Justice



La sera della mente
Ora viene la sera della mente.
È qui che la lucciola si contrae nel sangue,
Qui che l’ombra scivola lunga la pagina
Mentre leggi seduto accanto al muro del giardino.
Ora i peschi nani, inchiodati ai loro tralicci,
Rabbrividiscono e si piegano. Riconosci le loro voci ormai,
Le pesche sacrificali che chiamano
Debolmente il tuo nome, quel nome
Che nessuno conosce, tranne te.
È l’aura e l’avvenire.
È quella cosa che scende, che ti vola attorno, proprio qui;
E che ora ti porge un artiglio e tu lo prendi;
Con riconoscenza, te lo porti in grembo, così.
Dicevi che non te ne saresti andata di nuovo,
Che non volevi andartene, ma poi –
È come se tu fossi ancora lí, al porto,
A guardare una barchetta che se ne va
Oltre le secche, i falaschi e i pesci morti…
Ed eri già a bordo, solcando le onde e i soliti intralci,
E più oltre, sotto un cielo sfacciato,
Sospeso come un gong prima del colpo—
Ma in che senso, sospeso? – e adesso lo colpiscono, adesso,
Il sogno etereo di una fanciullezza si ripete, si ripete
E tu devi alzarti ancora per quello stesso sangue,
E per i vuoti in gola.
[Traduzione Todd Portnowitz]
The Evening of the Mind
Now comes the evening of the mind.
Here are the fireflies twitching in the blood;
Here is the shadow moving down the page
Where you sit reading by the garden wall.
Now the dwarf peach trees, nailed to their trellises,
Shudder and droop. Your know their voices now,
Faintly the martyred peaches crying out
Your name, the name nobody knows but you.
It is the aura and the coming on.
It is the thing descending, circling, here.
And now it puts a claw out and you take it.
Thankfully in your lap you take it, so.
You said you would not go away again,
You did not want to go away — and yet,
It is as if you stood out on the dock
Watching a little boat drift out
Beyond the sawgrass shallows, the dead fish …
And you were in it, skimming past old snags,
Beyond, beyond, under a brazen sky
As soundless as a gong before it’s struck –
Suspended how? — and now they strike it, now
The ether dream of five-years-old repeats, repeats,
And you must wake again to your own blood
And empty spaces in the throat.
Donald Justice ((1925-2004)