sabato 14 gennaio 2012

André Breton, L' unione libera


La mia donna dalla capigliatura di fuoco di legna
Dai pensieri di lampi di calore

Dal busto di clessidra
La mia donna dal busto di lontra fra i denti della tigre
La mia donna dalla bocca di coccarda e di mazzo di stelle d’ultima grandezza
Dai denti d’impronte di topi bianchi sulla terra bianca
Dalla lingua d’ambra e vetro strofinati
La mia donna dalla lingua d’ostia pugnalata
Dalla lingua di bambola che apre e chiude gli occhi
Dalla lingua di pietra incredibile
La mia donna dalle ciglia come aste di scrittura di un bambino
Dalle sopracciglia d’orlo di un nido di rondine
La mia donna dalle tempie d’ardesia d’un tetto di serra
E di vapore sui vetri
La mia donna dalle spalle di champagne
E di fontana a teste di delfini sotto il ghiaccio
La mia donna dai polsi di fiammiferi
La mia donna dalle dita d’azzardo e d’asso di cuori
Dalle dita di fieno tagliato
La mia donna dalle ascelle di martora e di faggine
Di notte di San Giovanni
Di ligustro e nido di scalarie
Dalle braccia di schiuma marina e di chiusa
E di miscela del grano e del mulino
La mia donna dalle gambe di razzo
Dai movimenti d’orologeria e disperazione
La mia donna dai polpacci di midollo di sambuco
La mia donna dai piedi d’iniziali
Dai piedi di mazzi di chiavi dai piedi di calafati che bevono
La mia donna dal collo d’orzo perlato
La mia donna dalla gola di Val d’Or
Di appuntamento nel letto stesso del torrente
Dai seni di notte
La mia donna dai seni a monticello di talpa marina
La mia donna dai seni di crogiolo del rubino
La mia donna dai seni di spettro della rosa sotto la rugiada
La mia donna dal ventre come l’apertura a ventaglio dei giorni
Dal ventre d’artiglio gigante
La mia donna dal dorso d’uccello che fugge in verticale
Dal dorso d’argento vivo
Dal dorso di luce
Dalla nuca di pietra rotolata e di gesso bagnato
E di caduta d’un bicchiere nel quale si è appena bevuto
La mia donna dalle anche di navicella
Dalle anche di lampadario e penne di freccia
E steli di piume di pavone bianco
Di bilancia insensibile
La mia donna dalle natiche d’arenaria e d’amianto
La mia donna dalle natiche di dorso di cigno
La mia donna dalle natiche di primavera
Dal sesso di gladiolo
La mia donna dal sesso di terra aurifera e d’ornitorinco
La mia donna dal sesso d’alga e di caramelle d’un tempo
La mia donna dal sesso di specchio
La mia donna dagli occhi pieni di lacrime
Dagli occhi di panoplia viola e d’ago calamitato
La mia donna dagli occhi di savana
La mia donna dagli occhi d’acqua da bere in prigione
La mia donna dagli occhi di legno sempre sotto la scure
Dagli occhi di livello d’acqua di livello d’aria di terra e di fuoco




“L’union libre”. Scritta e pubblicata anonima nel 1931. Ripresa nella raccolta: La revolver à cheveux blanc (1932).  

venerdì 13 gennaio 2012

VORREI...

Edvard Munch, Madonna


Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio:
temo che il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche' parlo stupidamente
e nascondo il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso.

Rabindranath Tagore

mercoledì 11 gennaio 2012

Senza Titolo

bolle di sapone in ludico pensiero

Il cellulare trillo' stonato.  Dopo un attimo di esitazione ed imbarazzo, l'uomo si allontano' incauto dalla sua donna, in quel pomeriggio affollato  di fine dicembre, mentre passeggiavano intrecciando mani sguardi e sorrisi in quella strada  di lastrici che porta alla chiesa romanica. E, cambiando modulazione della voce e mimetica del volto, come un camaleonte in piena mutazione, inizio' a parlare... "...In viaggio con il figlio, simbolico, come Tobino..." disse alla donna che lo aveva chiamato, accennando anche all'antica madre da accudire.   Questo riusci' a sentire nel dolore la sua donna...ma fu abbastanza perche' la ferita inflitta come  lama di cristallo  squarciasse il cielo sbriciolando le stelle una ad una.  Ma continuo' a  dare imperativo  sorriso ai suoi occhi nonostante il cuore sanguinasse. La sera dopo avrebbero salutato l'arrivo del nuovo anno insieme...E poi il resto di questo breve ma lungo racconto immaginario alla fantasia di chi legge. 

(30.12.2011)







martedì 3 gennaio 2012

Leonardo da Vinci


Leonardo dda Vinci, in mostra alla National Gallery, Londra
9 Novembre 2011 - 8 Febbraio 2012
Painter at the Court of Milan’ is the most complete display of Leonardo’s rare surviving paintings ever held. This unprecedented exhibition – the first of its kind anywhere in the world – brings together sensational international loans never before seen in the UK.

Leonardo the artist

While numerous exhibitions have looked at Leonardo da Vinci as an inventor, scientist or draughtsman, this is the first to be dedicated to his aims and techniques as a painter. Inspired by the recently restored National Gallery painting, The Virgin of the Rocks, this exhibition focuses on Leonardo as an artist. In particular it concentrates on the work he produced as court painter to Duke Lodovico Sforza in Milan in the late 1480s and 1490s.
As a painter, Leonardo aimed to convince viewers of the reality of what they were seeing while still aspiring to create ideals of beauty – particularly in his exquisite portraits – and, in his religious works, to convey a sense of awe-inspiring mystery.

Works on display

Featuring the finest paintings and drawings by Leonardo and his followers, the exhibition examines Leonardo’s pursuit for perfection in his representation of the human form. Works on display include ‘La Belle Ferronière’ (Musée du Louvre, Paris), the ‘Madonna Litta’ (Hermitage, Saint Petersburg) and ‘Saint Jerome’ (Pinacoteca Vaticana, Rome).
The two versions of Leonardo’s ‘Virgin of the Rocks’ – belonging to the National Gallery and the Louvre – will also be shown together for the first time.
The final part of the exhibition features a near-contemporary, full-scale copy of Leonardo’s famous ‘Last Supper’, on loan from the Royal Academy. Seen alongside all the surviving preparatory drawings made by Leonardo for the 'Last Supper', visitors will discover how such a large-scale painting was designed and executed.

[From an extract of The National Gallery, London]


Portrait of Cecilia Gallerani (The Lady with an Ermine)', about 1489-90. Property of the Czartoryski Foundation in Cracow on deposit at the National Museum in Cracow Princes Czartoryski Foundation

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RIFLESSI PISANI

Specchio acquoreo

Luminosita' perlacee e argentee



lunedì 2 gennaio 2012

INCANTO LUCCHESE


                 Stelle non fate briciole




Ombre circospette


            
Torre Guinigi in  
    festa con tiglio guardingo



Bastione in notturno coperto di blu
in danza i baci sulle ciglia


A Lucca la ''piccola chiesa'' romanica-gotica
Verde nelle sue pietre dietro l’abside
Mi sembrò una mantella da portare
Sulle spalle nude che a notte segni
Delle tue mani avevano sfiorato

2 gennaio 2012

domenica 1 gennaio 2012

Mezzogiorno

(...) Nell'addormentarsi, Zarathustra parlo' cosi' al suo cuore:

Silenzio! Silenzo!  Non e' diventato perfetto il mondo proprio ora?  Che mi succede?
Come un vento leggero, non visto, danza sul mare liscio come una tavola, lieve lieve al pari di una piuma: cosi' - il sonno danza su di me.
Non mi chiude l'occhio, mi lascia l'anima desta.  Esso e' lieve , davvero! al pari di una piuma.
Mi persuade, non so come, mi sfiora agile e penetrante con mano carezzevole, mi forza.  Si, mi forza a far si che la mia anima si distenda: -
- come mi diventa lunga e stanca, la mia anima strana!  Forse le e' giunta la sera di un settimo giorno proprio a mezzogiorno?  Ha gia' camminato troppo a lungo beata tra cose buone e mature?
Si stende tutta per lungo, lungo - piu' lungo! giace quieta, la mia anima strana.  Troppe cose buone ha gia' gustato, la opprime questa dorata tristezza, essa storce la bocca.
- Come una nave, che sia entrata nella sua baia piu' quieta: - ora si appoggia alla terra, stanca dei lunghi viaggi e dei mari insicuri.  Non e' piu' fedele alla terra?
Quando una tale nave si appoggia alla terra, si adagia: - basta allora che un ragno da terra tessa il suo filo facendolo arrivare fino a lei.  Allora non c'e' bisogno di cavi piu' robusti.
Come una tal nave stanca nella baia piu' quieta: cosi' anch'io ora riposo vicino alla terra, fedele, fiducioso, vigile, a lei legato dal piu' tenue dei fili.
Felicita'! Felicita'!  Vuoi cantare, vero, anima mia?  Tu giaci nell'erba.  Ma questa e' la segreta ora solenne, in cui nessun pastore suona il suo flauto.
Abbi riguardo!  Il mezzogiorno ardente dorme sui campi.  Non cantare! Silenzio!  Il mondo e' perfetto.
Non cantare, creatura alata che stai immersa nell'erba, anima mia!  Non bisbigliare neppure! Guardain silenzio!  il vecchio mezzogiorno dorme, muove la bocca: non beve proprio ora una goccia di felicita' -
- una vecchia bruna goccia di dorata felicita', di vino dorato?  Qualcosa scivola leggermente sopra di lui, ride la sua felicita'.  Cosi' - ride un dio.  Silenzio! -
- "Alla felicita', quanto poco gia' basta alla felicita'!"  Cosi' dissi una volta e mi sembro' di essere avveduto.  Ma era una bestemmia:  questo ho imparato ora.  Folli avveduti parlano meglio. 
Proprio cio' che e' pochissimo, finissimo, lievissimo, un frusciare di lucertola, un fiato, un guizzo, un batter d'occhi - il poco fa la specie della migliore felicita'.  Silenzio!
- Cosa mi e' accaduto: ascolta!  E' proprio volato via il tempo?  Non sto forse cadendo?  Non sono caduto - ascolta!  nel pozzo dell'eternita'?
- Cosa mi accade? Silenzio! Qualcosa mi punge - ahime' - nel cuore?  Nel cuore!  Spezzati, spezzati, cuore dopo una tale felicita', dopo una tale puntura! (...)

Cosi' parlo' Zarathustra e si levo' dal suo giaciglio vicino all'albero come da un'ebbrezza strana: ed ecco, il sole stava ancora proprio sopra la sua testa.  Da che si potrebbe a buon diritto dedurre che Zarathustra non avesse dormito a lungo.

Nietzsche, da Cosi' parlo' Zarathustra